Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


lunedì 29 maggio 2017

Non ci avrei più sperato

Quasi due anni fa ho riportato una bruttissima frattura del ginocchio.
Il solito incidente da mototaxi sovraccarico!
Mi hanno portato a Chaaria dopo essere stato rifiutato in altri ospedali per motivi economici: non potevo infatti permettermi le cifre che chiedevano per l'operazione.
dopo avermi visitato per la prima volta, i medici a Chaaria erano disperati perchè la frattura era esposta, le ossa erano fuori ed erano piene di terriccio e di porcheria.
Anche i tessuti molli erano in pessime condizioni e non c'era possibilità di coprire le ossa di prima intenzione: la cute era necrotica ed in parte del tutto assente.
Il mio lungo calvario a Chaaria è iniziato con ripetute toelette chirurgiche e con forti antibiotici, al fine di controllare l'inferzione e prevenire l'osteomielite.
I dottori mi hanno messo un fissatore esterno perchè la frattura non si scomponesse completamente.
Mi dicevano sovente che si trattava di un "floating knee", che in Italia potrebbe essere tradotto con "ginocchio galleggiante": in effetti la parte distale del femore e quella prossimale della tibia erano entrambe rotte malamente, e quindi il ginocchio ballava libero e
disconnesso, come una zattera alla deriva.
Quando l'infezione è stata finalmente debellata, è stata la volta di innesti cutanei e plastiche a zeta per coprire l'osso: un osso esposto può morire ed è a grave rischio di osteomielite.
Sono poi seguite ancora settimane di antibiotici e medicazioni, nella speranza che gli innesti tenessero.
Miracolosamente così è stato.


E' arrivato quindi il momento dell'intervento ortopedico: la cute era infatti chiusa e non c'erano segni di infezione ossea.
Mi hanno tolto il fissatore esterno, ed hanno optato per un'operazione con viti e placche.
La fissazione interna è stata difficile; la riduzione dei frammenti un vero incubo.
Si è trattato di un doppio intervento che ha permesso la riparazione sia della complessa frattura del femore distale, e sia anche quella non meno problematica del piatto tibiale.
Alla fine il ginocchio era nuovamente stato riconnesso ai rispettivi capi ossei.
A causa delle precedenti infezioni però, l'osso non voleva proprio saperne di ricrescere. Per mesi e mesi non c'è stato alcun callo...ma la lastra di oggi è davvero incoraggiante: buon callo osseo, discreta riduzione delle precedenti fratture ora praticamente guarite, cute completamente sana (nè fistole, nè sepsi).
Ora posso caricare e camminare senza dolore, e senza stampelle. Per quanti mesi quelle stampelle sono state la mia salvezza, quando mi dovevo spostare ma non potevo poggiare a terra il piede!
Nei molti mesi in cui ho fatto fisioterapia a Chaaria, sono stato istruito su tutti gli esercizi che avrebbero prevenuto la rigidità del ginocchio...ed in effetti oggi il ginocchio lo piego bene, e cammino quasi senza claudicare.
E' un miracolo!!! posso camminare!
Dopo quasi due anni non ci speravo quasi più!
Rendo grazie a Dio e condivido la gioia dei medici di Chaaria che oggi sono ovviamente entusiasti.

Un paziente




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