Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


giovedì 15 giugno 2017

Le frecce a Chaaria

Casi come quello descritto due giorni fa non sono cosi' infrequenti a Chaaria.
Abbiamo estratto frecce dalle cosce, dalle natiche, da un rene e dai bicipiti nelle braccia.
Il caso storicamente piu' impressionante risale pero' ad alcuni anni fa, quando, insieme a Salvo e Viviana, abbiamo estratto una freccia che giaceva dietro allo sterno, immediatamente davanti al pericardio. 
Ricordo che la paziente era una donna.
Anche in quel caso si tratto' di una chirurgia eroica, eseguita nella sala vecchia a ore tarde e con rischi non indifferenti.
Ma riuscimmo a estrarre la freccia ed il caso fu addirittura portato ad un congresso nazionale di radiologia. 
La paziente ando' a casa ristabilita, anche se ovviamente di lei abbiamo perso le tracce.
Questa sera condivido con voi alcune foto di quei momenti esaltanti, foto che sostituiscono un po' l'odierna aridita' della mia penna, causata dal superlavoro che continua in questo ennesimo sciopero della sanita'.

Fr Beppe







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