Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


giovedì 8 giugno 2017

Tanti orfani

La stessa onda d'urto avvertita ovunque a causa dello sciopero, la sentiamo anche nel reparto orfanelli, che e' ora tirato allo stremo, considerando il personale che abbiamo.
Siamo ora ad 8 e ne aspettiamo uno dall-ospedale di Marimanti.
I bimbi ci sono stati portati da varie strutture governative, ora chiuse a motivo dello sciopero: un paio sono addirittura in incubatrice.
Ai bambini giunti da altri ospedali, si aggiunge anche il povero bimbo la cui madre e' morta a Chaaria subito dopo il cesareo il primo giorno dello sciopero (era un caso di placenta previa con emorragia grave ed anemia estrema).
Il personale addetto agli orfanelli e' ovviamente sotto pressione, cosi' come lo siamo un po' tutti in ogni dipartimento dell'ospedale.
Sono pero' tutte delle mamme di famiglia e si stanno prendendo cura di questi bimbi sfortunati con estrema dedizione e con tanto affetto.


Ovviamente cercheremo di mandare i due piu' grandicelli a Nkabune, sia per far spazio ad altri orfanelli che certamente verranno in questo momento di emergenza sanitaria, e sia perche', quando sono troppo grandi, i piccoli rischiano di cadere dalle nostre cullette e di farsi del male.

Fr Beppe
 


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