Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

venerdì 9 giugno 2017

Grazie

Con questo breve post intendo ringraziare Giulia che ci ha appena lasciati, e con lei anche tutti gli altri volontari che sono passati da Chaaria in questi mesi ed anni.
Grazie a Giulia ed a tutti i volontari per la disponibilita' nel servizio dei malati e per il grande aiuto datoci nel migliorare un po' il nostro servizio ai bisognosi.
Grazie per la freschezza che ogni volontario porta nel servizio e che aiuta moltissimo a non farci cadere in quella routine che uccide e rende tutto piatto.
Grazie per le piccole e grandi innovazioni che ogni volontario porta alla nostra struttura e grazie soprattutto per il buon esempio di donazione e di abnegazione che ogni giorno i volontari offrono al nostro personale.
Io credo che l'esempio sia quello che trascina, ed ogni volontario puo' lasciare un segno, puo' portare un miglioramento tangibile, nel momento in cui si dona in silenzio e con umilta', al nostro fianco ed al fianco del nostro personale.
Non saranno quindi le lezioni magistrali, ne' i piccoli o grandi insegnamenti dati verbalmente al nostro personale che cambieranno la situazione: sara' sempre e solo l'esempio silenzioso, umile e rispettoso.
Sono convinto che l'azione del volontario sia come la goccia che scava la roccia: non ci vorranno giorni e forse neppure mesi, ma pian piano le cose cambiano in modo impercettibile ma costante.
Chi ritorna a Chaaria dopo 10 anni i cambiamenti li vede chiaramente.


E non sara' piu' importante un chirurgo che ci porta una nuova tecnica, o un internista che ci insegna l'ecografia o la gastroscopia: tutti i volontari sono importanti ed apportano un cambiamento a Chaaria...questo vale per gli infermieri, per gli OSS, per chi spende ore ed ore a piegare le garze per l'ospedale, per chi dona un pezzo della sua vita per i Buoni Figli.
Sovente i ritmi a Chaaria sono vorticosi, il lavoro e' sempre troppo ed i gruppi talvolta troppo numerosi: devo confessare che i gruppi grandi mi inibiscono un po'. 
Puo' capitare quindi che con qualche volontario a mala pena io riesca a scambiare due parole nel corso delle tre settimane della sua permanenza... ma sappiate che questo e' contingente, e' dettato dalle situazioni e dai pesi di servizio che sono propri di Chaaria: sentitevi comunque tutti apprezzati, amati e benvenuti. 
Vorrei essere anche piu' aperto e piu' capace di relazione, ma vi chiedo di prendermi cosi' come sono, con i miei limiti e con il mio carattere notoriamente burbero.
Dico grazie a tutti con il cuore in mano ed a tutti dico che, senza il vostro apporto di volontari, certo Chaaria sarebbe molto piu' povera... ed io molto piu' solo.

Fr Beppe


Nessun commento:


Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


Guarda il video....