Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

martedì 20 giugno 2017

Una cosa mai vista

Clinicamente la paziente presentava un'enorme massa epigastrica.
Dopo averle fatto l'ecografia mi sono accorto che si trattava di una formazione davvero impressionante che occupava gran parte dell'addome superiore, ma era comunque separata sia dal fegato che dai reni.
Non era una cistica, cosa che ci avrebbe orientati ad una pseudocisti pancreatica, da noi molto frequente ed anche facile da operare.
Era invece solida e leggermente piu' iperecogena rispetto al tessuto epatico.
La donna era canalizzata e non mostrava alcun segno di occlusione.
Non vomitava, ma per sicurezza le abbiamo pure fatto una gastroscopia, tanto per escludere un'origine gastrica del tumore: alla gastro lo stomaco era normale, anche se si notava la compressione estrinseca sulla grande curva.
Il grande dubbio era se operarla o meno.



La donna era un po' anemica e l'abbiamo trasfusa...mentre continuavamo a meditare sul da farsi.
Tanto per non correre rischi non calcolati, abbiamo quindi deciso di farle una TAC addominale che ci ha permesso di escludere che ci fossero importanti aderenze intestinali: Alla TAC la massa faceva davvero paura in quanto occupava gran parte dell'addome dall'ombelico in su.
Il radiologo era comunque positivo sul fatto che la massa fosse enucleabile.
Oggi ci siamo buttati e pian piano siamo riusciti ad estrarre completamente quell'enorme formazione cerebroide.
Per tutto il tempo dell'operazione non ci siamo resi conto alla perfezione di dove la formazione originasse: certo era aderente alla grande curvatura dello stomaco, sicuramente pareva essere tutta al di sopra del colon trasverso...ma da dove partiva?
Scolla, scolla; facendo tanta attenzione all'emostasi; lavorando un po' da una parte e un po' dall'altra, alla fine quella roba ben più grande di un pallone da pallavolo, ci e' rimasta in mano. Secondo me pesava più di cinque chili.
Abbamo perfezionato l'emostasi e solo a questo punto ci siamo resi conto che la massa era praticamente tutta indovata nella retrocavita' degli epiploon.
A tumore estratto, ci siamo trovati davanti agli occhi un bellissimo pancreas, completamente illeso...la massa ci dormiva sopra, ma non lo intaccava per nulla.
Nel corso della riperitoneizzazione ci siamo convinti che la massa era probabilmente del legamento gastro-colico.
L'aspetto cerebroide non lascia sperare in qualcosa di innocente.
Io scommettyo che possa essere un GIST.
Lo sapremo tra circa 15 giorni, quando avremo l'istologico.
La cavita' peritoneale era comunque  libera da metastasi.
A noi sembra di aver tolto proprio tutto.
Ora non ci resta che sperare in un istologico favorevole.

Fr. Beppe Gaido

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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

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Fratel Beppe Gaido


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