Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


lunedì 31 luglio 2017

Una sorpresa alla laparotomia

La paziente si era presentata al nostro ospedale a motivo di una grossa massa leggermente dolente all’ipocondrio di sinistra. 
Aveva con sè una TAC addominale richiesta in un’altra struttura: il radiologo parlava di una cisti del diametro di circa 18 cm, ed a suo parere l’ipotesi più probabile era quella di pseudocisti pancreatica.
Il radiologo consigliava anche l’aspirazione percutanea ecoguidata.
Personalmente ho avuto paura dell’approccio percutaneo. Inoltre ho pensato che, nel caso si fosse davvero trattato di cisti pancreatica, la cosa migliore sarebbe stata quella di fare un’anastomosi tra la cisti stessa e la parete posteriore dello stomaco.
La paziente ha quindi dato il suo consenso per l’intervento chirurgico.
Aprendo la cavità addominale mi sono trovato davanti una massa gigantesca nell’ipocondrio sinistro. La massa pareva in continuità con il fegato ed anche il colore delle pareti ricordava molto il fegato.
Per un attimo ho pensato ad un’enorme epatomegalia con ascesso amebico nel lobo sinistro. Ho confermato con una siringa sterile che la massa conteneva in effetti pus. Ho deciso quindi di drenare l’ascesso. Le pareti della massa erano piuttosto spesse, e dalla cavità è fuoriuscito pus franco in enorme quantià (circa 2 litri).


Man mano che l’ascesso si sgonfiava, appariva evidente che non si trattava di fegato. Il fegato era infatti normale ed adiacente alla massa che si stava rapidamente riducendo di volume.
L’evacuazione completa del materiale purulento mi ha concesso di esteriorizzare delicatamente la massa, liberandola da poche aderenze che la tenevano adesa al diaframma. E’ stato allora che mi sono accorto che in mano avevo un’enorme milza, ormai ridotta ad una capsula vuota. 
Le condizioni dell’organo erano tali che non mi sono sentito di lasciarlo in sede ed ho rapidamente preso la decisione di eseguire una splenectomia.
Grazie all’esteriorizzazione della milza e prima di legare il peduncolo vascolare splenico, ho avuto modo di esaminare il pancreas che appariva del tutto normale e completamente staccato dall’organo che stavo rimuovendo.
Altra conferma del fatto che si trattasse di milza l’ho avuta dal fatto che il diaframma era ora completamente disabitato all’angolo splenico.
Abbiamo comunque mandato l’organo per esame istopatologico. E’ strano infatti trovare un ascesso splenico di queste dimensioni: la donna non riferiva storia di traumi sull’addome, nè abbiamo raccolto dati anamnestici che potessero suggerire un’endocardite pregressa che avesse eventualmente embolizzato alla milza.
Vedremo che cosa ci dirà la biopsia.
Per adesso siamo contenti che la paziente stia decisamente bene nella
seconda giornata post-operatoria.

Fr Beppe Gaido



Nessun commento:

Guarda il video....