lunedì 23 giugno 2008

La Shamba


LA SHAMBA (= LA FATTORIA)


L'attività agricola è da noi ritenuta molto importante e parte integrante della testimonianza della nostra Missione. Chaaria si trova in una zona depressa in cui non ci sono industrie né posti di lavoro, per cui normalmente la gente mangia quello che riesce a coltivare nel proprio piccolo campo. Senza un pezzo di terra è quasi impossibile sopravvivere, e quindi la terra è considerata il bene primario ed uno dei più grandi doni di Dio.
Sarebbe una grande contro-testimonianza se noi lasciassimo incolti gli acri di terra che la Divina Provvidenza ci ha dato; se noi comprassimo a Meru tutto il cibo che ci è necessario, la gente ci classificherebbe come ricchi, e ci sentirebbe troppo diversi da loro.
La shamba dunque dice alla gente di Chaaria, che noi pure dobbiamo lavorare per avere un po' di granoturco nei nostri granai; anche noi dobbiamo sperare in una buona stagione delle piogge per non perdere tutto ciò che abbiamo seminato.
La popolazione quindi vede che alla Missione il Fratello lavora come loro ed ha gli stessi problemi; la nostra attività agricola e zootecnica può anche insegnare loro a introdurre nuove colture, a cambiare metodi e a incrementare la produttività dei loro piccoli appezzamenti di terreno, a far sì che gli animali da cortile producano di più e maggiormente contribuiscano al miglioramento delle condizioni di vita delle famiglie.
Anche i Fratelli che lavorano nella shamba o nella stalla, lo fanno per i poveri a cui procurano il cibo quotidiano, ed inoltre condividono la vita dei contadini della nostra zona che mangiano solo quello che la terra riesce a produrre per loro.


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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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