venerdì 4 luglio 2008

Habari Zetu


1) CDFC (CONSTITUENCY DEVELOPMENT FUND COMMETTEE)

Dal mese di Febbraio faccio parte di questo comitato, e ne sono molto onorato. Attraverso di esso passano i fondi che il Governo stanzia ogni anno per lo sviluppo di una certa zona. Si occupa di salute, educazione, infrastrutture. E’ un organo molto importante perche’ e’ quello che riceve i progetti dalla base, li approva se li ritiene utili per la comunita’, ne verifica l’attuazione, e controlla che il denaro allocato sia usato in modo corretto ed onesto. In esso io sono l’unico MZUNGU, ma loro mi dicono che non lo sono piu’, e che a tutti gli effetti sono un Momeru perche’ posso comprendere una discussione in Inglese, in Kiswahili o in Kimeru. Questo mi onora molto, e mi fa sentire ancora di piu’ a casa in questo angolo della terra dove il Signore ha voluto che io mi impegnassi a fondo per un progetto di servizio e di aiuto al prossimo. Il trattore che ci ha spianato le strade lo abbiamo ottenuto con i fondi del CDF, e proprio oggi, inaspettatamente, ho ricevuto comunicazione che saro’ sponsorizzato dal governo per la costruzione di una nuova struttura per l’ospedale stesso (probabilmente il TBC clinic). Ora devo scrivere un progetto e presentarlo agli altri membri. Il Signore si serve di tanti mezzi per aiutarci sempre.


2) EMERGENZE CONTINUE

Da alcuni giorni la sala operatoria e’ rovente. Anche stanotte una chiamata alle 4 per un cesareo, e poi in mattinata una paziente portataci da una maternita’ rurale con gravissimo collasso cardiocircolatorio secondario a rottura d’utero. Quest’ultimo intervento e’ stato molto impegnativo, ma siamo riusciti a salvare la vita della donna (il feto purtroppo era gia’ morto prima di arrivare al nostro ospedale). Una cosa che mi ha colpito molto questa mattina alle 6, quando ho riaccompagnato a casa la strumentista dopo l’emergenza notturna, e’ vedere una fila di bambini piccolissimi che gia’ si avviano verso la scuola nelle prime luci dell’alba. Sono scalzi, hanno il passamontagna perche’ qui ora e’ inverno, indossano la divisa color verde della primary school, ed ognuno ha in mano un ramo o un piccolo tronco da consegnare alla cucina della scuola, per mantenere il fuoco con cui sara’ cucinato il loro porridge (uji in Kiswahili). Guardandoli mentre guidavo assonnato, divevo a me stesso: che differenza con il nostro mondo occidentale, dove spesso i bambini vengono accompagnati a scuola con l’automobile anche fino alle medie.

Ciao Beppe


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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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