venerdì 12 settembre 2008

Lettera da Gisella e Francesco


Ciao Beppe!
abbiamo letto di Monica e sua figlia, le siamo vicine in questo momento...
e siamo vicini a te sempre, soprattutto in quei momenti in cui ti senti sprofondare come 2 giorni fa quando quella mamma ha perso la bambina durante la notte...
Io, Francesco, ti capisco quando parli di donne e soprattutto di madri: noi non sapremo mai cosa vuol dire essere madri, ma le incontriamo e ci spezzano il cuore. Vivo la mia piccola Chaaria il mercoledì nell'ambulatorio sociale di Cuneo: incontro soprattutto donne dell'est europeo.
Quando si incontra gente che ha lasciato la famiglia, il coniuge, perfino i figli per venire in Italia noi bigottoni pensiamo che siano degli "snaturati", che non sappiano essere madri o padri dei loro piccoli, pensiamo che noi non avremmo mai fatto una cosa del genere, per amore dei nostri cari. Ma quando ti ricordi di non correre tra una pinza e un trapano, e scambi due, dico solo due parole con loro, ti si apre un mondo davanti. Ed è un mondo sofferente. Non ce l'aspettiamo, quella persona è un mondo che non conosco. L'alterità ci travolge e in questi casi soprattutto perchè ha una storia drammatica.
In quei momenti mi accorgo che cercano un dentista, ma hanno anche bisogno di qualcuno che sia lì solo per loro: di un sorriso, dell'ascolto, dell'accoglienza. Ognuno di noi ne ha bisogno. Senza, si muore.
L'altro ieri è successo con una ragazza rumena, Simona. La prossima settimana tornerà per un breve periodo in Romania e potrà riabbracciare le due figlie ancora piccole. Ti capisco, Beppe, anche quando dici che è facile giudicare: per me è stato facile giudicarla e pensare che se ha lasciato due anni fa le bambine adesso le lascerà di nuovo e la vita andrà avanti, senza troppi drammi. Il solo pensiero delle sue bambine, invece, l'ha fatta scoppiare in lacrime (e non aveva motivi "strumentali" per farlo, non doveva impietosirmi per qualche motivo...)!
Lì, non so se ho capito il suo dolore, ma ho pensato che se ha dovuto lasciare le sue bambine ha vissuto un dramma che non si può raccontare, vive tutti i giorni il dramma di questa distanza, probabilmente non le avrebbe mai lasciate, probabilmente qualcosa o qualcuno l'ha obbligata a tanto...
Ciao Beppe una abbraccio forte da noi due!

Gisella e Francesco



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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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