sabato 4 ottobre 2008

Grazie a Mariella e Vivi

... che oggi ritornano in Italia dopo un mese di condivisione con noi. Il loro servizio è stato prezioso, soprattutto per la cura e la assistenza infermieristica ai pazienti più gravi e paralizzati. Hanno speso ore ed ore prendendosi cura di decubiti e piaghe, cambiando posizione ai malati immobilizzati, imboccando quelli incapaci di nutrirsi. Si sono anche prodigate per dare qualche coccola in più ai nostri orfani.
Chiedo al Signore di benedire tutti i loro progetti futuri, e, se lo desiderano, mi auguro davvero che possano tornare di nuovo.

Ciao. Beppe
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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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