Carissimi amici,
Però indubbiamente la pioggia è sempre un problema per il nostro Centro, che si trova a più di 20 km dall’asfalto ed è raggiungibile solo attraverso strade terribilmente sconnesse, dove si sprofonda nella polvere durante la stagione secca e dove si annega nel fango argilloso durante la “rainy season”. Sulla strada si aprono voragini enormi che pian piano la trasformano in un torrente in piena. Spesso i ponticelli crollano sotto il peso della corrente.
Le condizioni della nostra strada fanno sì che moltissimi pazienti decidano di non intraprendere il cammino faticoso per raggiungere Chaaria, sempre così sperduta e poco collegata. Quando possono si recano ad un centro vicino a casa, ricevendo lì qualche cura del caso e rimandando di qualche settimana la visita al grande ospedale.
Altri decidono di fare a meno dell’ospedale completamente: si rivolgono a guaritori tradizionali o decidono per esempio di partorire a casa, aiutate da levatrici non qualificate.
C’è poi da dire che in una cultura di sopravvivenza come la nostra i lavori dei campi prendono il primo posto su tutto: nessuno penserebbe ad una cura odontoiatrica quando c’è da togliere l’erbaccia nel campo; e se ci sono alcune ore di sole, si corre nella “shamba” con la “panga” in mano, cercando di completare il lavoro prima che riprenda a diluviare.
Per noi poi tutto diventa più difficile: il camion delle medicine non arriva fino a Chaaria perchè altrimenti rimane impantanato. Siamo noi che dobbiamo andare a prendere i farmaci a Meru, con non pochi rischi per chi guida.
Anche comprare i necessari rifornimenti per la cucina è sovente un’impresa. Si parte con il trattore perchè è l’unico mezzo ad avere qualche speranza di non infangarsi in un cratere della strada. Alle volte poi dobbiamo uscire a salvare qualcuno dei nostri pazienti, perchè l’autista del matatu dove viaggiavano per raggiungere Chaaria si è ritrovato fuori strada con l’albero motore completamente sepolto in una palude di fango.
La pioggia in qualche modo aumenta il senso di isolamento e di impotenza: siamo qui a disposizione, con tutto il personale pronto, ma la gente non viene, o forse spesso non riesce a raggiungerci. Ma è pur vero che la stagione delle piogge porta altri aspetti positivi da non sottovalutare, come la possibilità di studiare e di prepararci meglio a curare i nostri pazienti, un po’ più di tempo per pregare e per chiedere al Signore di essere sempre la nostra forza, una maggior tranquillità per assistere e visitare i nostri malati già ricoverati.
Come rifiutare per esempio una ecografia alla spalla di un vecchietto che mi chiede di posare la sonda direttamente sul punto dolente? O come non fare l’elettrocardiogramma al paziente iperteso che ha fatto magari 4 giorni di viaggio per raggiungere Chaaria da Marsabit?
La Missione è più silenziosa e riflessiva quando piove, quasi per prepararsi al grande afflusso di pazienti che aspettiamo da metà Dicembre in poi, fino almeno alla fine di giugno. E’ anche molto più ricca di insetti di ogni tipo: dalla mantide religiosa alle libellule, dagli scarafaggi agli scarabei, dai mosconi alle anofeline.
Ciao. Fr Beppe Gaido.
Nessun commento:
Posta un commento