domenica 26 ottobre 2008

Notizie da Chaaria

1) Salutiamo Fr Giancarlo che domattina alle ore 6 parte alla volta della Tanzania, dove inizierà lo studio del Kiswahili. La scuola da lui frequentata sarà ad Arusha. E' un momento molto difficile per questo nostro Fratello... lo sappiamo perchè ci siamo passati anche noi. Gli siamo vicini con la preghiera e la fraternità, soprattutto per la solitudine che dovrà affrontare, e per il non facile impatto culturale che sicuramente lo attende.
2) Vi mando la foto delle nostre speranze: da sinistra potete vedere Wilson, Albert, Godfrey e Stephen. Vi salutano e vi ringraziano per la vostra amicizia.

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3) Ringraziando il Signore il fratello di Bro Simon è stato trovato vivo. Non sappiamo nulla di più, se non che è ricoverato in ospedale a Nanyuki, ma le sue condizioni sono buone.
4) Il piccolo Murithi oggi è riuscito a mangiare un po' di frutta passata e a deglutire del latte. Dopo la trasfusione la sua emoglobina è salita a 10 grammi ed lui è molto più vigile. Continuiamo a sperare di salvarlo.
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Invece, Charity Karimi è sempre ricoverata al Kenyatta. Viene nutrita con sondino e le vengono praticati analgesici e sedativi. I medici vogliono ripetere la biopsia prima di tentare la chemioterapia.
Lina è a Nairobi-Langata ed ha ripreso la radioterapia al Kenyatta. Onestamente la massa è ancora più estesa. Ma andiamo avanti e tentiamo tutto quanto ci è possibile.

Fr Beppe


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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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