domenica 23 novembre 2008

Era tutto così diverso...

Caro Beppe,

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E’ poco che manco da Chaaria e gia’ mi manca molto… era tutto cosi’ bello e diverso da qua... mi mancano tante cose, ma soprattutto la semplicita’, l’umilta’ ed il sorriso delle persone che ho incontrato.
Nei primi giorni mi sembrava quasi strano vedere i pazienti soffrire nella poverta’ ed in silenzio... poi un po’ alla volta mi sono abituata.
Ora e’ il contrario: da quando sono tornata ho gia’ sentito tantissime persone lamentarsi, arrabbiarsi e prendersela per cose che, se uno ci pensa, sono proprio banali. Tale confronto mi aiuta a riflettere sulla fortuna che abbiamo, e ad apprezzare le cose semplici.
I primi giorni dopo il ritorno in Italia, tutti mi hanno chiesto tantissime cose... erano curiosi ed entusiasti: a loro sembrava una realta’cosi’ lontana e diversa che quasi non riuscivano ad immaginare, nonostante vedessero le nostre foto.
Poi un giorno, nella mensa dell’ospedale, ci hanno fatto compilare un questionario sulla qualita’ del servizio culinario. Il mio giudizio e’ stato ottimo; invece mi hanno stupito certe risposte date dai miei colleghi che si lamentavano della poca varieta’ del cibo (calcola che ogni giorno c’e’ la possibilita’ di scegliere fra tre primi diversi, due o tre secondi, e due o tre contorni).
Io sono rimasta senza parole, ma in quel momento mi e’ passato davanti agli occhi il pasto di Chaaria, soprattutto quello delle persone ricoverate... e loro che cosa dovrebbero dire? Nonostante tutto, non ho mai sentito qualcuno lamentarsi a Chaaria: anzi ringraziavano per la possibilita’ di poter mangiare un piatto di patate e fagioli.
Per fortuna ora apprezzo tante cose...
[...]

A Chaaria il tempo volava, ed ogni tuo minuto era prezioso perche’ incontravi persone povere, malate, ma molto speciali!
Voglio ringraziarti per tutte le cose che mi hai insegnato: sei stato molto paziente e disponibile. Ad esempio non avevo mai capito nulla delle ecografie; invece a Chaaria, un po’ alla volta, sono riuscita ad imparare: grazie!!!
Gli interventi chirurgici non mi sono mai piaciuti, e in essi mi sentivo solo una “serva”; invece tu hai saputo insegnarmi ad essere partecipe e a collaborare attivamente!!!
Ho imparato tante cose e ne ho perfezionate altre, ma la cosa che mi ha soddisfatta di piu’ e’ il fatto di essere autonoma e piu’ indipendente: cio’ che mi affascinava maggiormente era la gestione degli ascessi... ma questo lo sai!
Pure gli infermieri sono stati molto disponibili e comprensivi, anche con il mio Inglese un tantino insicuro...
Quanto mi manca Chaaria; non passa giorno che non ci pensi! Mi e’ spiaciuto tanto partire: sarei venuta in Italia solo per vedere la mia famiglia ed i miei amici, ma il giorno dopo sarei subito ripartita. Questa esperienza rimarra’ sempre nel mio cuore; non la dimentichero’ mai, come non mi scordero’ delle persone che ho incontrato: gentili, semplici e sempre sorridenti. [...]
AHSANTE

Un' infermiera volontaria


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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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