sabato 22 novembre 2008

Siamo Erick e Lillian


...E DESIDERIAMO DIRE GRAZIE AI NOSTRI BENEFATTORI. ANCHE PER NOI L'ANNO SCOLASTICO E' TERMINATO E SIAMO TORNATI A CASA. IL NOSTRO PROBLEMA E' CHE SIAMO ORFANI, E A CASA DOBBIAMO FARCI PROPRIO TUTTO. CI SONO SI' DEGLI ZII CHE ABITANO A FIANCO DELLA CAPANNA DI NOSTRA MAMMA ROSEMARY, MA E' CHIARO CHE LORO PENSANO DI PIU' AI LORO FIGLI, ED E' ANCHE NORMALE CHE SIA COSI'.

VI RICORDATE NOSTRA MADRE? LAVORAVA AL COTTOLENGO MISSION HOSPITAL.
ONESTAMENTE PER NOI LE VACANZE SONO UN PERIODO PIU' DURO DI QUANTO NON LO SIA L'ANNO DI STUDI, PERCHE' ALMENO, QUANDO SIAMO IN COLLEGIO, NON DOBBIAMO PENSARE A CUCINARE: ORA DA SOLI E' UN PO' PIU' COMPLESSO, MA SAPPIAMO CHE POI CRESCEREMO E POTREMO FARCI UNA FAMIGLIA TUTTA NOSTRA. POTREMO AVERE UNA CASA NOSTRA, UN LAVORO, DEI BAMBINI.
CERTO QUESTO FUTURO DIPENDERA' ANCHE DAI NOSTRI STUDI E DALLA QUALITA' DEI DIPLOMI CHE RIUSCIREMO A OTTENERE; MA IN CIO' SIAMO FORTUNATI PERCHE' ABBIAMO I NOSTRI SAMARITANI. UNA PREGHIERA ED UN ABBRACCIO A CHI CI SOSTIENE, E UN SORRISO PER TUTTI COLORO CHE LEGGONO IL NOSTRO BREVE MESSAGGIO

PS: Io, Erick, ho finito la seconda superiore, e Lillian, mia sorella, ha ripetuto la seconda media, ma stavolta credo che non resterà bocciata. Dovete scusarla: per lei essere orfana di entrambi i genitori è stato più duro ancora perchè è più piccola.

Erick e Lillian

Lillian.JPG
Foto di Lillian
Erick.JPG
Foto di Erick



Nessun commento:


Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


Guarda il video....