Da alcuni giorni sono nuovamente a Chaaria Peter e Ruth, di Francoforte (Germania). Sono arrivati carichi di doni preziosissimi: oltre ad una quantità innumerevole di fili di sutura, anche una ampia serie di strumenti chirurgici dal valore veramente ingente. Pensatelo solo in termini di peso. Si tratta di 50 Kg tra pinze, forbici, uncini e ferri vari, oltre a bellissime spazzette in lega leggera. Non mi vogliono dire quanto hanno speso, ma è sicuramente un occhio della testa. Loro dicono che lo fanno per Gesù e per i poveri che noi serviamo.
Peter e Ruth sono giunti a Chaaria, tramite la comunità salesiana di Makuyu nei pressi di Nairobi. Essi inoltre fanno parte di una ONG che si occupa di riabilitazione di ragazzi di strada sia a Thika, che a Nanyuki.
Peter è ginecologo e sua sorella infermiera. Insieme sono come Mosè ed Aronne: infatti Peter ha qualche piccola difficoltà con l'Inglese (che per altro conosce in modo più che discreto), mentre Mary è davvero fluente e lo aiuta ogni volta che Peter rimane inceppato.
Sono sempre disponibili, di giorno e di notte, e questo è davvero encomiabile, visto che Peter è il decano di tutti i volontari di Chaaria: quest'anno ha 74 anni.
E' la seconda volta che vengono. L'anno scorso erano rimasti per tre mesi, mentre questa volta di fermeranno solo fino all'8 Dicembre. Non ho parole per ringraziarli.
Vi ripropongo ora quanto esattamente un anno fa scrivevo alla loro partenza da Chaaria.
Ciao Beppe
Carissimi amici,
ieri sono partiti da Chaaria Peter e Ruth due splendide persone che hanno vissuto qui con noi per tre mesi, ed hanno aiutato tantissimo durante la mia assenza dovuta al Capitolo Generale.
Sono fratello e sorella, tedeschi di Francoforte. Lui è Ginecologo e lei Infermiera. Durante il tempo in cui sono rimasti con noi hanno lavorato veramente tanto e ci hanno permesso di fare operazioni impossibili per il passato. Peter non sapeva perfettamente l’Inglese e spesso doveva ricorrere alla sua madre lingua, ma Ruth era invece molto brava, conosceva perfettamente la lingua e traduceva per noi dal Tedesco. In sala operatoria era un po’ come la torre di Babele: Italiano, kiswahili, Kimeru, Inglese e Tedesco... ma ci siamo sempre capiti e siamo riusciti sempre ad aiutare i pazienti in necessità del nostro aiuto.
Peter e Ruth erano persone semplicissime ed accoglienti con cui faceva davvero piacere lavorare ed anche scambiare due chiacchiere.
Vi chiederete come abbiamo fatto a conoscerli. E’ stato uno dei tanti scherzi della Provvidenza. Dovete sapere che noi facciamo stampare tutte le cartelle cliniche ed i ricettari dell’ospedale a Makuyu, vicino a Nairobi, in una scuola professionale tipografica dei Salesiani.
Un giorno il Superiore della comunità salesiana ha deciso di farci avere il carico di materiale direttamente a domicilio ed ha colto l’occasione per fare visitare Chaaria ad alcuni loro volontari. Tra questi ultimi c’era Mike, un ingegnere tedesco da tempo residente a Malta, il quale è rimasto affascinato dalla nostra Missione e mi ha parlato di suo cognato Peter, un ginecologo in pensione colmo di esperienza e di buona volontà, anche se già un po’ attempato. Io mi sono dimostrato subito interessato alla cosa e, grazie all’impegno di Mike, il volontariato di Peter e Ruth è diventato realtà. Essi sono anche la nostra porta sull’Europa, in quanto sono i primi volontari non Italiani.
Ora sono partiti dopo tre mesi di lavoro intenso e di serena vita di fraternità, e, come Angeli venuti a portarci una carezza da parte di Dio, ci hanno lasciato anche una grossa offerta con cui iniziare a comprare strumenti necessari per la nuova sala operatoria. Davvero Dio ha i suoi messaggeri, ed ha strade misteriose e sempre sorprendenti per venire in nostro soccorso.
Ciao.
Fr Beppe Gaido
1 commento:
Io non conosco queste persone, ma trovo che siano stupende per ciò che fanno e guardando la foto che mi ha inviato Fr. Beppe e che ho pubblicato poco fa, mi ha profondamente colpito il sorriso di questo medico...rappresenta la semplicità dell'essere umano e la serenità e la pace dell'animo. Per fortuna esistono persone così.
Un saluto a tutti, Nadia.
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