... Io mi trovo a Tuuru per il ritiro, e mi lascio incuriosire da una casupola di fango con un tetto in lamiere arrugginite. La capanna è così male in arnese che mi chiedo come possa essere abitata. Inoltre, siccome piove tantissimo, non riesco ancora spiegarmi come sia possibile che abitazione ed abitanti non vengano trascinati via da una valanga di fango. La mia curiosità è forte e mi spinge ad avvicinarmi. Sono insieme ad Albert, Godfrey, Wilson e Stephen. Scendiamo la scarpata con qualche difficoltà, e ci avviciniamo al cortiletto.
“Habari yako, Padre”, mi dice una voce dall’interno, prima ancora che io possa vedere la persona.
“Nzuri sana” – rispondo – senza scorgere la mia interlocutrice.
“Volevamo solo portarti i nostri saluti e anche un qualche aiuto da Chaaria. Sappiamo che hai dei problemi finanziari, mentre noi abbiamo delle persone che vorrebbero aiutarti. Non so se riusciremo a costruirti una casa nuova, ma per ora potremmo pensare a pagare la scuola per tuo figlio”.
“ Non ho parole per ringraziarvi. Io sono vedova e mio figlio ha bisogno veramente di tutto. Lavoro la terra, ma non è facile tirare avanti”.
“Come fai a dormire in questa catapecchia, su un pendio così estremo? Non hai paura che le piogge ti portino via?”
“No che non ho paura. Io in questa casa ci sono nata. Poi ci sono gli alberi, ed i nostri antenati ci hanno insegnato che finchè non li tagliamo, loro ci proteggeranno con le loro radici. Essere in un posto così difficile da raggiungere ci protegge anche dai malviventi”.
“Come ti chiami?”
“Karimi”.
“Che bel nome. Ti si addice proprio. Infatti vuol dire contadina, e vedo che stai cercando di ricavare quanto più possibile da questa terra non facile”.

“Povero piccolo – penso tra me e me - in questa casa senza pavimento, senza acqua corrente e senza elettricità deve essere proprio dura alla sua età.
“Dio ti benedica, Karimi. Ti manderò i soldi promessi ed un bel po’ di vestiario tramite il parroco di Tuuru. Vedrai che anche Mutethia sarà elegantissimo”.
Mentre risaliamo la ripida pendice, io ripenso alle nostre case sontuose in Italia, agli infiniti giocattoli per i nostri bambini, allo spreco che a volte caratterizza la nostra società. Poi ripenso a Karimi e a suo figlio. A come deve essere per lei la notte in quella capanna illuminata solo dalla fioca luce di una lampada a petrolio. Karimi mi sembra una donna fortissima, coriacea, e la ammiro dal profondo dei miei visceri.
Ripenso anche alla mia bella camera a Chaaria e a tutte le mie comodità. Poi dico ai postulanti che sono con me: “ Noi facciamo il voto di povertà, ma sono altri a viverlo in maniera drammatica. Quando vedo situazioni come questa mi vergogno di vivere in condizioni di vita così tanti superiori a quelle di coloro che stanno male davvero.
Karimi è veramente beata agli occhi di Dio, perchè, nella sua serenità, vive la povertà evangelica in un modo che mi lascia a bocca aperta.
Fr Beppe Gaido
1 commento:
Ciao caro Beppe,
come stai?
Ho letto il tuo racconto di Tuuru e, come spesso mi accadeva quando scendevo
in ospedale e guardavo gli occhi così tristi e sofferenti dei pazienti, mi
chiedo perchè io devo essere così fortunata mentre altre persone stanno così
male?!
Mi sento in colpa nei loro confronti!
Ho letto quello che hai scritto su Lina, che calvario per lei.........spero
che il Signore la chiami presto......il cielo avrà così una stella
particolamente luminosa.
Domenica mattina mi ha telefonato Valentina che era tornata a Milano, che
bello sentire la sua voce.
LORY
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