venerdì 19 dicembre 2008

Kisarawe in Tanzania


L'inaugurazione del primo servizio cottolenghino in Tanzania è avvenuta il 28 Gennaio 2002 alla presenza del Vescovo di Dar Es Salaam. Le prime a mettere radici a Kisarawe sono state le suore, poi seguite dai Sacerdoti che ora gestiscono la grande parrocchia.

La Tanzania è per molti versi più po¬vera del Kenya: ci sono aree molto depresse (per esempio vicino a Dar Es Salaam) dove la popolazione ancora vive in case di paglia e fango e dove molto pochi sono i segni di sviluppo. Ci sono distese sterminate dove è possibile vedere soltanto qualche isolata capanna.
Però ci sono altre parti dove il livello di sviluppo sta crescendo di giorno in giorno eguagliando il Kenya: la Capitale non ha veri e propri slum, è una città ordinata e bella, non si trovano Street-boys (ragazzi di strada).
Altre città come Arusha e Moshi eguagliano il Kenya come qualità di vita. Quello però che caratterizza la Tanzania è un fortissimo senso di unità nazionale e linguistica, l'assenza di tribalismo e lotte intestine, un livello di attenzione e di servizi sociali molto sviluppati e ben funzionanti, una grande stabilità politica ed una tendenza alla crescita del prodotto interno lordo. La gente in Tanzania è buona e molto accogliente verso tutti.
Kisarawe si trova a 14 km dalla Capitale ed è un grosso paesone dall'apparen¬za povera: l’ asfalto è arrivato da poco, molte case sono di fango e paglia... ma anche Kisarawe, pur così povera, ha tante cose belle che fanno ben sperare per il futuro. C'è un ospedale civile funzionante e pulito, attrezzato con ecografia, radiologia e sala operatoria, ci sono scuole di tutti gli ordini e gradi, fino alle superiori, c'è l'elettricità e la linea telefonica, c'è l'acqua dell'acquedotto della capitale.
A Kisarawe le suore sono state accolte da una comunità cristiana calda e motivata, che ha poi riservato la stessa accoglienza anche ai preti del Cottolengo.
Le sorelle cottolenghine seguono le attività didattiche della scuola materna e fanno visite a domicilio. Inoltre collaborano alle attività pastorali della parrocchia
Le suore hanno ora aperto una seconda comunità in un’area povera della Capitale (Vigunguti), dove assistono i più poveri di quella zona depressa della città.

Fr Beppe Gaido


NOTIZIE DA CHAARIA
Continuiamo a lavorare a pieno ritmo ed i pazienti continuano ad aumentare. Abbiamo sempre grandi problemi ad ottenere il sangue che ci occorre, perché spesso la banca è sprovvista a causa delle forti richieste, e altre volte i donatori risultano essere positivi per HIV o sifilide o epatite. Qualche bambino è morto durante il tempo da noi speso a trovare altri donatori. Il nostro sforzo rimane quotidiano e non ci lasciamo spaventare dal fatto che è faticoso trovare il sangue necessario: certo, non fa piacere quando, dopo una corsa a perdifiato per trovare e testare il sangue, il bambino muore prima ancora che riusciamo ad iniziare la sacca.
Continuate a sostenerci con la vostra preghiera. Siamo sempre in cordata.
Ciao. Beppe.

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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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