venerdì 19 dicembre 2008

Salutateci il Veneto

Carissime Lucia e Giulia,
la macchina e’ partita da pochi minuti e forse non avete neppure raggiunto Chaaria market.
Vi scrivo a caldo, perche’ questo e’ il modo migliore di esprimere i miei sentimenti. Io non sono un calcolatore razionale... lo avete ben capito vivendo per un mese con noi. Sono piuttosto un emotivo che crede nel valore intrinseco dei sentimenti: e quindi onestamente vi devo dire che sento un po’ di vuoto, ora che l’auto vi ha portate via. E’ sempre cosi’ per me: incontrare gente, fare un pezzo di strada insieme, condividere sentimenti, fatiche ed ideali, e poi vederli partire con la sola speranza che poi rimarremo ancora in contatto, o magari ci rivedremo in un’altra esperienza a Chaaria.
A Lucia esprimo il mio ringraziamento soprattutto per essere tornata ancora: se e’ tornata, significa che la prima volta non era stata una brutta esperienza.
Lucia era stata tre mesi con noi quattro anni fa, e ad occhi aperti ha deciso di venire di nuovo, ed anche oggi mi ha promesso che ci rivedremo nuovamente qui. Questo mi consola e mi incoraggia. Chi e’ recidivo mi aiuta a pensare che Chaaria ha ancora un significato, che ancora puo’ dare qualcosa alle persone che desiderano un’esperienza forte in Africa.
A Giulia dico grazie per il coraggio che l’ha spinta a venire, e per la sua esperienza totalizzante in cui si e’ buttata corpo ed anima a servizio dei piu’ bisognosi dell’ospedale.
Ad entrambe desidero esprimere il ringraziamento dei pazienti paralizzati, di quelli con piaghe da decubito o ulcere tropicali, di coloro che non riuscivano a mangiare da soli senza essere imboccati. Mi faccio voce di tutte le persone a cui Lucia e Giulia hanno fatto il bagno, di quelle che tutti i giorni potevano stare in carrozzella per qualche ora grazie al loro impegno.
Carissime Lucia e Giulia, non posso poi tacere la vostra disponibilita’ ad alzarvi di notte per i cesarei urgenti, e la generosita’ con cui avete donato il vostro sangue per le emergenze che a Chaaria non mancano mai.
Anche i giovani Fratelli vi dicono grazie, per la fraternita’ che avete loro mostrato e per la semplicita’ con cui avete giocato e riso con loro. Personalmente mi mancheranno anche le poche “schitarrate” del dopo cena.
Accettate la nostra nostalgia, ed il nostro augurio di “buona vita” per entrambe: sarebbe bello rivederci ancora qui a Chaaria, ma lasciamo fare alla Provvidenza.

Fr Beppe
LuciaGiulia.JPG


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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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