sabato 20 dicembre 2008

Mi chiamo Faith


Abito a circa 3 chilometri dall'ospedale. Purtroppo entrambi i miei genitori sono morti, ed io mi trovo completamente sola al mondo. E' vero che ho dei fratelli, ma sono tutti più giovani di me. I miei parenti? Certo che ci sono, ma come potrete forse immaginare, non si prendono certo cura di me. Pensano ai loro figli e alle loro famiglie. Avviene un po' così anche in Italia, non è vero?

Da alcuni anni i miei studi sono sostenuti da un cugino infermiere che però ora è disoccupato. Sr Lucy ed il gruppo delle donne della parrocchia hanno fatto tante raccolte fondi per me, ma ora anche queste signore non ce la fanno più. Quest'anno poi la pioggia è scarsissima e si aspetta un raccolto molto povero. Sr Lucy non sa più a chi chiedere.
Il mio problema è che sto per completare un corso di tecnica di laboratorio che mi permetterebbe in futuro di trovare un lavoro. Sono all'ultimo semestre prima di completare gli studi, ma non ho più soldi per pagare la scuola. La mia famiglia dice di essere ormai dissanguata. Mio cugino è disoccupato e Sr Lucy non ha risorse.
Mi mancano circa 500 Euro, e poi avrei finito. Vi chiederei una catena di solidarietà per aiutarmi a concludere, in modo che anche io possa tentare di "camminare con le mie gambe", appena troverò un lavoro.
Vi ringrazio anticipatamente.

Faith

FaithSuorLucy.JPG


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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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