giovedì 4 dicembre 2008

Un saluto alla mia mamma adottiva

Sono Kelvin, ed abito all’orfanotrofio di Nkabune. Non conosco ne’ la mia mamma, ne’ il mio papa’. Pero’ so di avere una famiglia adottiva, a Frossasco, in Piemonte.
Voglio salutare tutti oggi: la mia seconda madre, il mio secondo padre, i miei fratellini e sorelline italiani.
In realta’ io ho scritto e mandato foto. Le ho sempre mandate o per posta o attraverso la mano di volontari che tornavano in Italia. Mi rendo pero’ conto che la mia mamma adottiva e’ preoccupata, perche’ da tempo non riceve mie notizie.
Ed invece eccomi qua, pimpante ed allegro. Adesso vado anche a scuola e mi piace particolarmente disegnare, e giocare a pallone nella ricreazione. Il resto delle materie mi fa un po’ schifo, ma credo che sia abbastanza normale alla mia eta’.
Di salute proprio non mi posso lamentare. E’ parecchio che non vengo piu’ ricoverato a Chaaria per malaria e sono paffutello: l’appetito non mi manca proprio.
Un abbraccio a tutti anche a nome di tutti gli altri orfani che sono stati curati con i soldi dell’operazione Buon Samaritano.

Kelvin

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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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