mercoledì 23 settembre 2009

Luca e Martin


Li vediamo qui insieme in un momento del loro servizio dai Buoni Figli. Luca è veneto, mentre Martin è tedesco, ed è a Chaaria per qualche tempo, su diretta richiesta della diocesi di Meru.
La loro giornata è scandita dai ritmi di vita dei nostri ragazzi: alzarli al mattino; aiutarli per la colazione; lavare loro i denti; seguirli nella fisioterapia o nelle attività occupazionali. Imboccare, cambiare pannolini, fare il bagnetto, radere e tagliare loro i capelli: tutto questo fa parte della loro speciale vocazione a Chaaria, una vocazione che non è certo inferiore a quella di un medico o di un infermiere. Prendersi cura di chi non è autosufficiente è quint'essenza di carità cristiana e solidarietà umana.
Anche Luca e Martin poi si rendono disponibili per vari servizi in ospedale, soprattutto a fianco di chi è più grave.
Nella foto li vedete sfruttare le altalene costruite da Gianni: sono con Njeru, che gioisce nell'avere finalmente qualcuno che lo aiuta a divertirsi un po' nei momenti di ricreazione.
Grazie di cuore Luca e Martin.




I Fratelli e le Suore di Chaaria




p.s.  I GEMELLI BONFACE E KEN RINGRAZIANO DI CUORE LE FAMIGLIE ROLANDI E CARBONIN PER LA ADOZIONE A DISTANZA, CHE ORA SI E' CONCRETIZZATA IN SOLDINI CHE POTRANNO TRASFORMARSI PRESTO IN LATTE IN POLVERE, VESTITINI E PAMPERS.
Noi tutti di Chaaria



LucaMartin.jpg

1 commento:

Anonimo ha detto...

sono davvero contenta di cogliere il sorriso di un mio amico in una missione così difficile... il ns attuale stile di vita non ci permette di dimostrarci sensibili, di conoscere profondamente quale Amore si nasconde dentro di noi!
Luca.... continuo a pregare! continua così e sii fiero di te stesso! by Princy


Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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