Durante le lunghe ore del viaggio che mi riportava a casa, in Italia, ho
fatto scorrere nella mia mente le emozioni vissute in questi oltre 3
mesi di permanenza a Chaaria.
Ho poi cercato di esaminare alcuni pensieri personali, che quali regole
di vita avevo elaborato prima di ritornare con voi:
Si dice missionario chi porta con sè la carità, che è dedizione
completa agli altri e nastro che lega tutte le virtù, e
ancora: chi esercita l'umiltà, perché agli occhi di Dio nessuno è più
dell'altro: chi possiede quella pietas che spesso oggi si cancella con
una scrollata di spalle, perché a volte ci si vergogna.
Io volontaria ho accettato l'invito di venire a Chaaria per mia libera
volontà, nessuno mi ha obbligato per cui non mi devo mai dimenticare che
sono ospite di una comunità religiosa, la quale ha fatto una scelta di
vita spirituale con delle regole ben precise da seguire e che forse non
sempre vengono capite. Non sono tenuta a giudicare né questo stile di
vita, né i giovani fratelli che intendono intraprendere questa strada.
Non sono tenuta a dare ordini od ad intervenire su di loro, ci sono i
superiori che vedono quello che vedo io e sanno cosa devono fare. Le mie
considerazioni devono rimanere personali, vi è sempre la possibilità di
un dialogo che comunque dovrà risultare costruttivo.
Ci sono poi le Suore; anche loro hanno fatto la stessa scelta di vita
dei fratelli, quindi, approdare in questa missione comporta un
atteggiamento di carità, di amore e di accettazione.
Non mi devo lagnare del cibo che la Divina Provvidenza mi manda,
trovandomi appunto nel contesto di una terra dura, dove vivono gli
ultimi e i più poveri. Porre attenzione nel vestire e nel parlare per
non ferire la sensibilità degli altri. A Chaaria bisogna essere
preparati e pronti a tutto, se l'ambiente non corrisponde alle mie
aspettative, posso tornare nel mio tiepido guscio così da non rinunciare
alle mie comodità. Chaaria non deve essere un sacrificio.
Ci sono poi i Buoni Figli, da molte persone considerati un peso inutile
per la società, ma chi li avvicina, specialmente qui a Chaaria, avverte
la loro sensibilità, sanno donare tenerezza e amore vero.
Infine fanno parte di questa famiglia, anche gli orfanelli che Suor
Oliva cresce fino ad un anno di età. Sono bimbi ai quali è necessario
donare tanto affetto e tantissime coccole.
Se poi passiamo all'ospedale, non spetta a me voler cambiare l'andamento
delle cose, o dare ordini al personale che è molto capace perché
altamente qualificato.
Tutti noi non dimentichiamo che ci troviamo immersi in una foresta, e
ciò che avviene è un miracolo di Dio.
Ognuno di noi è libero di pensare cosa vuole, ma è tenuto al rispetto
delle persone e delle loro scelte di vita, per cui è tenuto anche a
tacere per ascoltare.
Rossella
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