venerdì 15 gennaio 2010

Colline Ichilio

Carissimo Dr Ugo Montanari,
scrivo questa breve letterina per dirle ancora una volta che le sono molto grata per l'aiuto economico che continua ad inviare per sostenermi negli studi. Ho iniziato il mio ultimo anno alla Gaitu Secondary School, e quindi, alla fine del 2010, dovrei avere quello che in Italia chiamate l'esame di maturità. Qui è invece l'esame della form 4. Spero di fare bene e di non tradire le sue aspettative.
A casa a volte è molto dura, ma certo il fatto che non dobbiamo più pensare al pagamento delle tasse scolastiche è di grandissimo aiuto anche per la mia zia, che ora tira un po' il fiato.
Una preghiera per lei e per la sua famiglia... ed ancora un enorme grazie, ed un abbraccio nel Signore.

Colline Ichilio

 
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1 commento:

Dott. Ugo Montanari ha detto...

Cara Colline, sono veramente contento di ricevere la tua lettera attraverso il nostro amico comune che è baba Beppe.
Provo a risponderti e spero che ti arrivino, magari tradotte, queste mie parole.
Sei davvero brava, perchè riesci a studiare nonostante le tue difficoltà.
Tu mi scrivi "spero di fare bene e non tradire le tue aspettative"... ma tu stai già facendo bene e , ti dirò, la mia unica vera aspetattiva nei tuoi confronti è che tu possa avere un futuro felice, senza malattia, disgrazie e sofferenza, cose che purtroppo hai già sperimentato e come purtroppo avviene troppo spesso e per troppe persone in ogni parte di questo pazzo mondo.
Sapere che qualcosa per te sta andando bene mi scalda il cuore e mi incoraggia a fare meglio e con più attenzione alle persone il mio lavoro qua, nella speranza, un giorno, di riuscire a venire a Chaaria e magari incontrarti.
Coraggio, continua così e sii felice.
Intanto anch'io prego per te. Considerami un vecchio zio un po' pallido e molto pancione.
Ninakutakia heri
Ugo kiboko


Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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