domenica 17 gennaio 2010

Il tempo non passa per amicizie inossidabili

Ciao carissimo fr.Beppe!!
Come stai? leggo quasi ogni giorno quello che scrivi sul blog: ti ringrazio davvero tantissimo per la tua costanza nel trovare il tempo di scrivere pur avendo delle giornate così dure e impegnative!!
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Con le parole non sono molto brava, ma  non mento quando ti dico che Il tempo  passato lì con voi mi ha profondamente cambiata e non passa giorno in cui non vi nomini o non pensi a voi!
Lo so che economicamente non vi son stata di grande aiuto, ma raccogliere fondi non è proprio il mio forte, come pure non posso nasconderti che la crisi anche qui si è sentita…e le prime persone ad aver avuto bisogno di un aiuto son state quelle a me più care... Quello che posso dirti per certo è che la mia preghiera vi è sempre vicina e che cerco di creare e sfruttare appieno le occasioni che mi si offrono per sensibilizzare le persone attorno a me: gruppi giovani, scuole, colleghi di lavoro e amici!
[...]
Il mio lavoro, come sai, lo adoro; ma, come forse immagini, mi sta divorando per come son cambiate le cose: anche qui le logiche economiche hanno la meglio…e in più non c’è più il senso del limite, del vivere, ma anche del morire con dignità… non si deve più morire e basta! che delusione e che difficoltà nel vedere certe cose, nel parlare e cercare di esprimere la propria opinione e nel vedere che le logiche di fondo son ben diverse dalle mie motivazioni… ora come ora, penso che resisto solo per i pazienti che han bisogno di persone che li assistano con il cuore e non solo  di essere trattate come numeri o patologie!!!
Ti saluto con tantissimo affetto e stima!!! Ti penso tanto e TVB!


Un’amica

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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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