Sono una giovane dottoressa, che ha trascorso un periodo considerevole a Chaaria quando ero appena laureata. Scrivo queste due righe perche’ penso che possano essere utili a chi fosse interessato ad un periodo di volontariato subito dopo la conclusione dell’Universita’. Le riflessioni che vi offro le ho condivise con Fr Beppe per vari mesi con una fitta rete di email, e lui condivide in pieno le cose che vi diro’.
Prima di tutto iniziamo coll’affermare che un neolaureato a Chaaria non e’ inutile. Nel mio caso si era trattato di un lungo periodo, che io avevo scelto di dedicare alla missione in quanto avevo perso l’esame di specialita’ e volevo un tempo di riflessione.
Chaaria e’ come un uragano per un giovane medico. In un giorno vedi altrettanti malati, quanto in un mese di tirocinio in Europa. Questo significa due cose: da una parte un sacco di patologie nuove per il volontario, che ha quindi la possibilta’ di incrementare rapidamente il proprio bagaglio di esperienze cliniche, e dall’ altra un aiuto reale per la strttura in cui esiste una cronica carenza di dottori. Tale penuria porta alla conseguenza che i pazienti vengono normalmente visitati da infermieri e clinical officers (mentre solo una minoranza di degenti gravissimi accede alla visita medica).
Partiamo dal primo punto: imparare dalla pratica quotidiana e’ certamente buono per il volontario, ma anche per Chaaria... a patto che il giovane medico possa fermarsi per un adeguato periodo (nel mio caso alcuni mesi), o almeno abbia il desiderio di tornare piu’ volte. Per me e’ stato importantissimo prendere visione delle linee guida locali, scrivermi giu’ degli appunti, e poi applicare questi protocolli sempre piu’ autonomamente. Seguire i protocolli locali e’ importante per vari motivi. Prima di tutto si evita la prescrizione di farmaci non disponibili a Chaaria; in secondo luogo, si ottiene piu’ collaborazione dagli infermieri che devono poi eseguire le pescrizioni ricevute: se essi ritengono che uno schema terapeutico sia totalmente avulso da quanto hanno imparato a scuola, possono anche opporre resistenza... o rifiutando l’esecuzione, oppure consultando segretamente Fr Beppe. In quest’ultimo caso andiamo ancora ad aumentargli il lavoro!
Quando il giovane medico pensa che ci siano dei protocolli nuovi da mettere in pratica, la cosa migliore e’ di chiedere a Beppe di avere la possibilita’ di parlarne (magari con il supporto di una presentazione powerpoint) il giovedi’ mattina, quando c’e’ la normale lezione di aggiornamento per lo staff. Quando le novita’ passano per questo canale ufficiale, normalmente trovano ampia accoglienza da parte del personale.
Ai giovani medici poi consiglio di “stazionare” nel general ward: si tratta dei due cameroni adibiti sia a medicina generale che a chirurgia per adulti. Stando sempre in reparto, si trova comunque lavoro a sufficienza in quanto stiamo parlando di circa 80 ricoverati molto gravi. Mi pare che la pediatria sia un po’ difficile per noi che ci laureiamo in Europa e non siamo specialisti; per cui lascerei il reparto pediatrico ai clinical officers di Chaaria. Lo stesso direi per la maternita’: le infermiere sono molto piu’ brave di noi, per cui lasciamo fare a loro, a Beppe e ad Ogembo... a meno che sia presente un ginecologo europeo. Le visite ambulatoriali sono piu’ complesse e richiedono una piu’ adeguata conoscenza della psicologia locale, oltre che di varie lingue tradizionali. Stare in reparto per lungo tempo da mattino a sera fa si’ che il giovane medico possa veramente conoscere i malati uno ad uno. Anche i rapporti con il personale infermieristico diventano piu’ personali e produttivi. Cresce la fiducia vicendevole, che portera’ gli infermieri kenioti a chiedere sempre di piu’ ed a fidarsi completamente Il volontario pian piano impara poi le abitudini di Chaaria: come si scrive una prescrizione in modo che gli infermieri la comprendano; in che modo si ordina un esame di laboratorio; quale procedura seguire per impostare una trasfusione od una paracentesi. Lentamente si prende visione dei fogli di dimissione e li si compila secondo l’uso locale, in modo da non creare difficolta’, ne’ in farmacia per le medicine a domicilio, ne’ in amministrazione.
Dal punto di vista di Chaaria, la presenza continua del volontario medico in reparto libera due clinical officers che possono dedicarsi ad altre incombenze, e da’ a fr Beppe e ad Ogembo la sicurezza che i malati sono visti tutti i giorni. Il neolaureato sara’ anche il campanello di allarme, pronto a chiamare un senior in caso di emergenza che lui non si sente di gestire da solo. Se ci sono casi complessi, anche non urgenti, il giovane puo’ sempre ai due medici residenti, i quali sono sempre disponibili al consulto... e sono costantemente presenti.
Anche se non si cambia nulla della terapia del giorno precedente, l’impatto psicologico di un “Bianco” che quotidianamente visita ed ascolta le lamentazioni varie, ha un effetto terapeutico che neppure possiamo immaginare.
Quando sono venuta io per la prima volta c’era la possibilita’ di avere Andrew come traduttore: lui conosceva sia l’Inglese che l’Italiano. Ora lui ha aperto un negozietto (l’ho saputo da Beppe in una email di un mese fa circa), e quindi non e’ piu’ disponibile a lavorare al Cottolengo Hospital per tradurre: cio’ significa che ancora si puo’ avere un mediatore culturale a disposizione, ma costui tradurra’ dal Kiswahili/Kimeru all’Inglese soltanto.
Per questo incoraggio tutti quelli che si preparano ad andare a Chaaria a dedicare una attezione particolare all’apprendimento della lingua... senza di essa, per come e’ impostato l’ospedale ora, e’ praticamente impossibile essere utili. Nessuno vieta poi ad un giovane medico di rendersi disponibile anche per aiutare gli infermieri per medicazioni, decubiti, nutrizione ed igiene degli amalati.
Una volontaria che ha nostalgia dell’Africa, Maddalena, dalla Polonia.
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