venerdì 12 febbraio 2010

Dermatological camp

Abbiamo ricevuto conferma da Mekele (Etiopia) e da Roma che avremo due settimane gratuite di consulenza dermatologica, grazie all’accordo che la Piccola Casa ha stipulato con l’Istituto Nazionale per la salute delle popolazioni migranti ed il contrasto delle malattie della poverta’ di Roma.
Una dermatologa sara’ presente a Chaaria ed alternera’ attivita’ clinica e sessioni formative per il nostro staff. Si pensava di avere una lezione di circa 45 minuti ogni mattina alle 8, prima del grande afflusso della gente.
Abbiamo provveduto ad una campagna di informazione e sensibilizzazione della popolazione, utilizzando come cassa di risonanza prima di tutto i dispensari diocesani, e poi anche varie parrocchie. Speriamo che questa iniziativa possa portare giovamento a tante persone affette da turbe della cute.
La patologia dermatologica su pelle nera e’ normalmente per noi un grave problema: da una parte dobbiamo riconoscere la nostra scarsa conoscenza di questa branca della medicina, e dall’altra c’e’ il fatto che quel poco che abbiamo studiato, lo abbiamo imparato su pelle chiara, ed i quadri clinici sono spesso completamente diversi.
Ancora adesso mi capita di dover chiamare una infermiera keniota per domandarle ad esempio se una certa eruzione potrebbe essere scabbia. Non che non conosca la patologia, ma sulla gente di colore e’ veramente diversa. Non parliamo poi delle malattie esantematiche come il morbillo, che per me sono ancora un mistero da decifrare.
La gente poi sovente viene in ospedale molto tardi; le condizioni morbose sono rese piu’ complesse da sovrapposizioni batteriche ed infezioni varie.
Ci sono anche malattie praticamente sconosciute in Europa, come ad esempio il problema delle pulci penetranti o dell’elefantiasi.
I nostri errori diagnostici sono all’ordine del giorno; per non parlare poi delle terapie, in cui ci sentiamo molto limitati e finiamo per dare del cortisone a tutti.
Ecco perche’ ci auguriamo che il dermatological camp non sia solo un beneficio per i pazienti, ma anche una occasione di formazione per tutti noi.
Ringraziamo sia Padre Aldo Sarotto ed i Superiori della Piccola Casa, che il Prof Aldo Morrone, per aver firmato l’accordo che ha dato il via a questa collaborazione etiopico-keniota.
Un grazie personale e sentito a Beppe Fontanarosa, che ha voluto questa cosa, ed ha battutto il chiodo finche’ e’ stato necessario per farlo entrare nel posto giusto e per smuovere le pedine necessarie. Senza l’entusiasmo e la caparbieta’ di Beppe, io certamente non mi sarei mai sognato di chiedere una cosa tanto impegnativa ad una organizzazione tanto importante come l’INMP.

Fr Beppe



PS: Oggi salutiamo il dott Giorgio Carbone, che e’ stato con noi per due settimane lavorando alacremente. Lo ringraziamo per la grande dedizione.
Il nostro grazie si estende anche alla onlus FOR A SMILE (di cui il dott Carbone e’ stato il messaggero), che ci ha lasciato una generosa offerta da usare per il miglioramento dei servizi della nostra maternita’.

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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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