lunedì 15 marzo 2010

Amputazioni, perforazioni e stranissime problematiche tropicali

Le amputazioni non sono mai un interventi piacevoli. Hai l’impressione di essere un macellaio ed hai pure l’idea di fare della bassa macelleria.


Purtroppo pero’ sta diventando un’operazione relativamente frequente, soprattutto di questi tempi.


Gli ultimi due casi poi sono stati causati da tumori maligni avanzatissimi (sarcomi) in persone molto giovani: abbiamo amputato una ragazza mentalmente handicappata di 16 anni, e circa una settimana dopo abbiamo dovuto far la stessa cosa per un ragazzo di 18 anni.


Per quest’ultimo l’enorme tumore era a livello del piede destro, dove aveva anche causato un’ulcera torbida e fetida... e’ un vero mistero capire come mai non si siano presentati in ospedale prima. Abbiamo tentato una amputazione sotto il ginocchio per poi magari permettere una protesi piu’ semplice in futuro, ma gia’ nel sottocute ci siamo accorti di un grave edema che ci ha fatto presumere una infiltrazione tumorale.


Abbiamo quindi automaticamente cambiato il nostro piano operatorio, ed abbiamo tagliato sopra il ginocchio... speriamo solo che non ci siano gia’ metastasi in altre parti del corpo.


Un altro caso molto difficile e’ stato quello di una donna che era entrata in ospedale con febbre, brividi e una certa stitichezza. La abbiamo messa in terapia con il chinino perche’ aveva un test della goccia spessa positivo. La malata ha continuato ad avere febbre alta per alcuni giorni, nonostante la terapia. Abbiamo quindi pensato di fare un test di Widal, che e’ risultato positivo con titolazione molto elevata. Abbiamo dunque posto la malata pure sotto antibioticoterapia con cloramfenicolo. Ma le sue condizioni sono diventate via via piu’ scadenti. Ha iniziato a presentare segni di addome acuto: distensione, alvo chiuso all’ aria ed alle feci. Ho pensato di non poterla tenere di notte ed ho deciso per un trasporto a Meru: ho domandato al chirurgo di poter assistere all’operazione, ed ho visto che la donna era perforata in due punti del tenue.


Il chirurgo e’ stato bravissimo ed ha chiuso le lacerazioni, senza dover fare resezioni di anse. La malata e’ stabile, ed io ringrazio Dio di non averci dormito sopra.


Il tifo e’ una malattia grave, che non va mai presa sotto gamba... e la perforazione, per me che non faccio chirurgia intestinale, rimane uno spauracchio continuo.


C’e’ poi stata un’altra paziente che ha partorito normalmente. Tutto sembrava a posto, ma poche ore dopo aver dato alla luce il bambino ha sviluppato una progressiva distensione addominale. L’addome non pareva peritonitico, ma la malata diventava sempre piu’ grave. Ho fatto un’ecografia ed ho visto delle anse intestinali estremamente distese e piene di liquido. Non mi pareva di vedere segni di perforazione. Mi sono soffermato u po’ di piu’ ad osservare ecograficamnte quell’addome e ad un certo punto ho visto delle formazioni lunghe ed esili dotate di movimento proprio. Sembravano grossi spaghettoni, o meglio dei serpenti vivi in quella pancia. A sinistra dell’addome ne ho visto come una grossa matassa, ed al di sopra di essi l’intestino estremamente dilatato: a questo punto mi si e’ accesa una lampadina. Questi sono vermi (esattamente sono ascaridi) e la paziente ha una occlusione intestinale causata dallla loro tendenza a formare una matassa.


Abbiamo dato dei farmaci devermizzanti, insieme a tanti liquidi e ad altre medicine per stimolare i movimenti intestinali... ed alla fine i vermi sono usciti, portando ad una risoluzione graduale della sintomatologia, senza ricorso alla sala operatoria.



Fr Beppe

Nessun commento:


Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


Guarda il video....