mercoledì 17 marzo 2010

Ancora sulla morte di Kangai...

Caro fratel Beppe,
scusami se non mi sono fatta piu sentire ma purtroppo ci sono state tante difficoltà ultimamente nella mia famiglia..  Vi penso sempre, però.. e vi porto nel cuore... 
Proprio stasera sono riuscita a ricollegarmi finalmente al Blog di Chaaria-Tachina per leggere le ultime notizie e sono rimasta senza parole...gelo, dolore, impotenza...non riesco a descrivere cosa ho provato nel leggere le tue parole sulla giornata di sabato scorso..non so dirti come avrei voluto proiettarmi nel tempo ed essere li' per stringerla ancora, per accompagnarla nel momento della morte... un anno e un mese... la mia perla senza sorriso... Inutile dirti come Kangai fosse rimasta nel mio cuore... e' stata la "mia" diletta durante il mese trascorso tra voi... ti ricordi la fisioterapia che le avevo fatto per insegnarle a stare seduta, a stringere gli oggetti? pensavo sempre a lei a Matiri, ero sollevata nel saperla con Rita, con quel suo meraviglioso, dolce e rassicurante modo di fare... immaginavo Kangai protetta e al sicuro, scaldata dall amore..
Ho pianto come te nel leggere il suo destino cosi' atroce, ingiusto, crudele...... immagino la vostra ennesima frustazione... le mie parole, da qui, potrebbero risultare patetiche o scontate, quindi lascio che la preghiera accolga le mie riflessioni...
... ma sono davvero triste, forse perchè Kangai era il simbolo del mio "pezzo" d Africa... un'Africa che soffre sempre, anche quando non la puoi piu' vedere...
Abbraccia tutti per me.

Annina Balsamo                         

Nessun commento:


Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


Guarda il video....