Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


venerdì 20 maggio 2011

Normalizzazione ed integrazione

Sono due punti centrali su cui le scienze sociali insistono moltissimo nel servizio verso le persone diversamente abili.
Per noi a Chaaria non e' mai stato molto facile mettere in pratica questi principi, ma ora, con l'arrivo presso i Buoni Figli di Bro Robert Maina, si stanno facendo grandi passi avanti.
Per moltissimi dei ragazzi abbiamo ricontattato le famiglie e le abbiamo stimolate a venire piu' spesso a far visita ai loro parenti da noi ricoverati.
Per un numero crescente dei ragazzi cerchiamo di organizzare dei periodi di vacanza a casa con i parenti. Gli ultimi a poter usufruire di questa grande occasione di integrazione sono stati John Kiberenge e Joel Ntururu, che vedete nelle foto.

La comunita' di Chaaria 



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