venerdì 6 maggio 2011

Un tumore gastrico

Avevo conosciuto Fredrick circa un mese fa.
Era venuto da noi per una gastroscopia, lamentando sensazione di sazieta’ anche prima di aver mangiato, dolori epigastrici e saltuariamente vomito.
Alla “gastro” avevo avuto la sensazione di una grossa massa estrinseca alla mucosa dello stomaco, massa che comunque comprimeva sulla grande curvatura e riduceva il lume dell’organo.
La mucosa era integra e quindi non avevo eseguito biopsie pensando che, se la massa era molto profonda, non avrei comunque potuto raggiungerla con la pinza bioptica.
Avevo fatto invece un’ecografia ed avevo confermato la presenza della formazione solida rotondeggiante dell’epigastrio: ero sicuro che non fosse epatica, perche’ il lobo sinistro del fegato era indenne, ma assolutamente non potevo con certezza determinare se si trattasse di un problema pancreatico o gastrico.
Ho quindi richiesto una TAC dell’addome che ha dimostrato che la massa era effettivamente gastrica.
A questo punto si trattava di decidere se correre dei rischi e tentare di aiutarlo, oppure lavarsene le mani e dirgli di cercare aiuto in un ospedale piu’ attrezzato.
Naturalmente noi siamo sempre per la prima ipotesi, quando intravvediamo un barlume di possibilita’ di successo!
Ed in effetti oggi, con coraggio e determinazione, il dott Pietro e la dottoressa Federica (con la nostra povera collaborazione tecnica), hanno realizzato una gastrectomia parziale (secondo Billroth 1). Sia l’intervento che la anestesia sono andati benissimo!
La massa era adesa soltanto all’omento, ed originava effettivamente dall’angulus dello stomaco. Le sue dimensioni erano notevoli, ma l’apparenza potrebbe anche essere quella di una formazione benigna... lo speriamo tanto per il paziente.
Ora abbiamo inviato il pezzo a Nairobi per l’istologico.
Non so come ringraziare Pietro e Federica che si sono buttati in una chirurgia molto importante, accontentandosi dei mezzi poverissimi a nostra disposizione. In questo momento infatti e’ rotto pure il monitor, e Federica si e’ gestita un paziente curarizzato utilizzando solo sfigmomanometro, saturimetro, ambu e concentratore di ossigeno. Complimenti davvero!

Fr Beppe Gaido



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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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