Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

mercoledì 8 giugno 2011

8 giugno 1811- 8 giugno 2011

Duecento anni sono passati dal giorno in cui un giovane diacono di oridine braidese veniva ordinate sacerdote a Torino, allora capitale del Regno Sabaudo, e forse quel giorno, pur augurando al novello sacerdote fedelta’ vocazionale e perseveranza, nessuno avrebbe mai pensato che proprio da lui sarebbe nata una famiglia religiosa oggi sparsa in quattro continenti, e con una spiritualita’ piu’ attuale e moderna che mai.
Anche noi di Chaaria ci uniamo alle celebrazioni che la Piccola Casa ha indetto in tutte le sue sedi, per ricordare il duecentenario dell’ordinazione sacerdotale di San Giuseppe Cottolengo.
Riconosciamo che, nella vocazione al sacerdozio ministeriale, troviamo l’origine di quel seme di carita’ e donazione totale a Dio ed ai fratelli piu’ poeri, che in seguito avrebbe portato il canonico Giuseppe Cottolengo alla fondazione di quella Piccola Casa di cui siamo figli e beneficiati.
Ricordare l’ordinazione sacerdotale del nostro Santo e’ un’ulteriore occasione che Dio ci manda per ringraziarlo del dono della vocazione religiosa che abbiamo ricevuto ed a cui vogliamo rimanere fedeli “anche con il sacrificio della vita”; e’ inoltre una nuova opportunita’ per rendere grazie alla Divina Provvidenza per il dono alla Chiesa della Piccola Casa, che ha aiutato e confortato migliaia di poveri nei quasi duecento anni della sua storia; inoltre ci da’ l’opportunita’ per riandare alle nostre origini, per commemorare i tempi pionieristici e colmi di entusiasmo degli inizi, al fine di “rinvigorire le nostre mani fiacche” e ritornare alla freschezza originale dell’intuizione carismatica.
Il duecentenario che oggi solennemente celebriamo e’ inoltre per noi uno stimolo a ripercorrere le fasi salienti della vita e della spiritualita’ di San Giuseppe Cottolengo, il cui esempio ed i cui insegnamenti non sono mai abbastanza conosciuti e mai sufficientemente seguiti e messi in pratica.
Mentre ricordiamo e festeggiamo il Santo Cottolengo, auguriamo a noi religiosi ed a tutti i simpatizzanti della sua spiritualita’ di seguire le sue orme sempre piu’ fedelmente.

Fr Beppe Gaido e confratelli tutti di Chaaria

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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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