domenica 12 giugno 2011

Anche Pierantonio e mamma partono

Erano gli ultimi due rimasti, dopo il ritorno in Italia del gruppo di Cagliari, ed oggi il tempo e’ scattato anche per la loro partenza.
Personalmente ringrazio di cuore il Signore per aver donato a mia madre quel tanto di salute che le ha permesso di tornare in Kenya ancora una volta e di stare con me per quasi 5 mesi. E’ stata una presenza importante per il sottoscritto e comunque simpatica per molti. Per tutto il tempo della sua presenza ha piegato e confezionato le garze per l’ospedale. Credo che anche da questo punto di vista mamma manchera’ a molti, soprattutto a Giuliana ed alle ragazze della sterilizzazione.
Ringrazio quindi anche il Superiore Generale per aver permesso a mia mamma di essere qui con me per questo tempo, ed il Superiore Locale Fr Roberto Trappa per essersi preso ottima cura di lei in questi mesi.
Per quanto riguarda il dott Pierantonio Visentin che rientra in Italia per tre settimane, io non posso che ringraziare Dio per la sua presenza preziosissima nel reparto di Medicina generale e nell’ambulatorio, soprattutto cardiologico.
Pierantonio si fermera’ in Italia solo per tre settimane, ma questo a me pare un tempo lunghissimo, pensando che ora tutto ricade sulle spalle mie e di Ogembo... e considerando anche che lui e’ il mio unico anestesista per la notte ed i week end. Oggi per esempio e’ stato il solito sabato tremendo con quattro cesarei ed una emergenza traumatologica, e l’anestesia senza Antonio e’ stata molto problematica soprattutto nelle ore notturne.
Lo so che ce la faremo, ma e’ bello che si senta la mancanza di chi parte, perche’ questo ci illumina ancor di piu’ su quanto essi facevano per noi nel silenzio tutti i giorni.
Buon Viaggio, mamma e Perantonio! Gia’ mi mancate!

Fr Beppe

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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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