Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

lunedì 20 giugno 2011

World's day for refugees

Oggi a Torino si celebra la solennita’ della Madonna Consolata, festa a cui siamo tradizionalmente molto legati sia per la devozione per lei avuta da San Giuseppe Cottolengo, sia per la continua collaborazione qui in Kenya con i Missionari della Consolata.
Ma oggi celebriamo anche la giornata mondiale per i rifugiati.
E’ una ricorrenza che sentiamo molto, data la tradizionale presenza di campi profughi in Kenya, dapprima soprattutto composti da emigrati dal Sud Sudan, ed ora piu’ che altro da persone che fuggono la guerra in Somalia.
Sappiamo che e’ un tema ed una sofferenza ben presente anche in Italia, soprattutto negli ultimi mesi, dopo gli eventi in Africa Settentrionale.
L’Organizzazione Mondiale della Sanita’ stima che i rifugiati nel mondo siano circa 15 milioni, e che essi per la maggior parte siano in campi profughi del Terzo Mondo. Spesso essi vivono in condizioni igienico-sanitarie tremende, e rimangono in tale situazione per anni.
Non possiamo fare molto per loro qui a Chaaria e questo forse si applica anche alla maggioranza dei lettori del blog. Ma possiamo comunque tenere il cuore aperto a questo problema e pregare per queste persone che devono soffrire cosi’ tanto, dapprima in patria e poi nelle terre in cui si sono rifugiati.

Fr Beppe Gaido

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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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