Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


lunedì 4 luglio 2011

Che strana idea del tempo!

Dice Fede: “Ho dato appuntamento ad un sacco di persone per venerdi’ scorso, ed ho chiaramente detto loro di non saltare la data prescritta perche’ sabato sarebbe stato il mio ultimo giorno lavorativo a Chaaria... ma venerdi’ e sabato non ho visto alcuno dei pazienti a cui avevo dato appuntamento.
Sono venuti tutti oggi, quando devo partire per Nairobi alle ore 14!
E’ veramente strano che si comportino cosi’... glielo avevo detto che partivo! Oggi poi ci sono cosi’ tanti clienti come non ne ho mai avuti nei giorni scorsi!”
Io mi stringo nelle spalle e sorrido: “purtroppo e’ una cosa ricorrente ed a cui chi lavora qui si deve davvero abituare. Il loro modo di concepire il tempo e’ troppo differente dal nostro, e per noi spesso e’ del tutto incomprensibile... non dico che sia giusto quello che fanno; dico solamente che, o li accetti cosi’ come sono, o qui diventi matto!
Sono certo che per un’altra settimana continuero’ a visitare i pazienti a cui hai dato appuntamento tu e che han deciso di venire quando a loro avrebbe fatto piu’ comodo. Faro’ quello che posso, con le mie scarse conoscenze che ho in dermatologia. Chiamalo fatalismo, o chiamala incoscienza del tempo... fatto sta che e’ cosi’.
Anche per i chirurghi e’ la stessa cosa. Quando essi sono qui, dico sempre loro di ricoverare tutti gli operabili...e poi di fare gli interventi pian piano per chi e’ gia’ in reparto, perche’ se si costruisce una lista operatoria su gente che dovrebbe presentarsi nel giorno prefissato, si rischia di stare con le mani in mano perche’ nessuno e’ puntuale all’appuntamento. E poi anche per i chirurghi succede la stessa cosa che e’ capitata a te oggi: nelle settimane successive alla loro partenza per l’Italia, continuano ad arrivare frotte di malati messi in lista nei giorni prefissati dai chirurghi, per interventi che io non so fare... con il risultato che devo dire loro di andare a cercare aiuto in un altro ospedale.
Qui la gente e’ fatta cosi’. Dobbiamo amarli cosi’ come sono, ed accettare le loro strane abitudini sul tempo. Chissa’ quante cose del nostro comportamento europeo daranno loro altrettanto fastidio... e noi non ne siamo coscienti”.

Fr Beppe Gaido
  

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