Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

martedì 2 agosto 2011

Progetto Perle nere - Andrew Gikonyo Muriu


Nome: Andrew Gikonyo Muriu

Data di nascita: 20/02/1976

Tipo di disabilità: gravissima disabilità fisico-mentale. Necessita di carrozzina.

Data di accoglienza al centro: 26/09/1987

Rapporti con la famiglia: la mamma poichè vive a Nairobi viene a visitarlo sporadicamente.

Cenni biografici: dopo un parto difficile, nei primi giorni di vita, Gikonyo è stato affetto da meningite, queste presumibilmente sono le cause della sua gravissima disabilità.

Note particolari: necessita di aiuto per tutti i suoi bisogni primary. Fra i disabili accolti nel nostro centro, Gikonyo è uno dei più gravi e per questo dei più preziosi.
Chi lo conosce riconosce i suoi stati d’animo, è famoso per la sua voracità nel mangiare.
Si è “innamorato” della nostra tartaruga con cui cerca di giocare, quando gli viene incontro.


Adottato da: Alessandra Mattana


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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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