Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

venerdì 2 settembre 2011

Trent'anni di fedeltà di Dio verso di me

Il primo settembre di 30 anni fa, mia sorella in lacrime mi accompagnava alla Piccola Casa di Torino, ed io ufficialmente iniziavo il mio cammino di formazione religiosa nella famiglia dei Fratelli Cottolenghini. Mio papa' era gia' morto e non lo ha mai saputo, mentre mia mamma era troppo triste per accompagnarmi. 
Trent'anni di Cottolengo che sono passati in un attimo! Mi sembra davvero ieri che sono entrato in Congregazione... e non mi par vero che sia passato cosi' tanto tempo! Soprattutto riconosco che e' il Signore che mi ha sempre tenuto una mano sulla testa e mi ha protetto con pazienza, correggendo tanti errori che oggi, con il senno di poi, non farei piu'. 
Ma al di la' di tutto, io penso che i miei sbagli mi hanno formato; le mie miserie mi hanno insegnato un po' di umilta', ed il fatto che sono ancora qui oggi e' una ennesima dimostrazione della misericordia di Dio che non sceglie i migliori, e neppure chi e' piu' santo degli altri. 
Lui sceglie e basta... a volte chiama anche i poco di buono (vedi Matteo l'esattore delle tasse); e quando ti chiama, ti da' anche la forza di essergli fedele, pur tra alti e bassi, perche' la sua e' una parola efficace. 
Quello che ho imparato, soprattutto negli anni della mia esperienza africana, e' che Dio non ti prova mai con una croce troppo pesante per le tue spalle... se te la da', e' perche' ha gia' compreso che avrai la forza di portarla... e quella forza viene da Lui. 
E' stato un anniversario sobrio, senza celebrazioni esterne. Ho cercato di ricordarmene nella preghiera, soprattutto per dire grazie al Signore della sua pazienza con le mie infedelta', e del suo amore verso di me. 
Ho pregato; ma l'ho fatto lavorando come sempre, comprendendo che e' questa la mia chiamata. Dio mi ha voluto suo servitore nella persona dei poveri, e questo ieri ho cercato di vivere con maggior impegno e trasporto. 
Lo ringrazio di tutto quello che e' passato! 
Non ho grossi rimpianti, anche se molte cose avrei potuto farle diversamente... se non ci sono riuscito, e' perche' Lui mi ha creato cosi', e questo e' cio' che ho saputo darli... e se sono ancora un Fratello oggi, e' perche' Lui non e' ancora stanco di me. Gli chiedo il dono della perseveranza fino alla morte. 
Non mi importa se mi rimangono altri 30 anni o solamente 3, perche', come dice San Francesco d'Assisi, non e' il tanto o il poco che si fa che conta. 
Cio' che conta e' l'amore con cui lo si fa. Ciao. 
Grazie se ringraziate il Signore con me.

Fr Beppe 


1 commento:

Anonimo ha detto...

Complimenti sinceri per il traguardo raggiunto e in bocca al lupo per le prove che ti aspettano !!

Ale


Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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