Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

domenica 16 ottobre 2011

Un saluto da Naomi

Carissimi amici e benefattori, Non so come ringraziare tutte le persone che mi vogliono bene in Italia. 
Le mie condizioni di salute sono molto migliorate. 
Dopo la terapia per la ricaduta tubercolare, mi sono ripresa completamente, e sto decisamente bene. Per quanto riguarda il camminare, continuo instancabilmente la fisioterapia, ogni giorno, al ritorno da scuola. 
Dio lo sa se un giorno potro’ abbandonare la carrozzina... oppure no. Oggi e’ domenica, ed ho un vestito nuovo, di cui ringrazio i miei “buoni samaritani”... anche le treccine che mi rendono piu’ bella le devo a loro. 
Che Dio benedica chi si prende cura di me, anche se io non ho fatto nulla per loro, a parte la mia povera preghiera che prometto ogni giorno. 
Lo so che costo tanto, sia per le rette scolastiche, che per le medicine di cui sempre ho bisogno... ma so dal Vangelo che “nulla di quanto fate per me, sara’ dimenticato”... e che “riceverete il centuplo quaggiu’, e la vita eterna”. 

Naomi 


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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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