Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


domenica 16 ottobre 2011

Una importante comunicazione riguardante il denaro


Tale scritto vuole essere una chiarificazione del Cottolengo Mission Hospital su alcune spinose questioni riguardo alle quali a volte sentiamo critiche.
1) L'ospedale di Chaaria e' certamente il piu' a buon prezzo di tutto il Meru. I prezzi sono bassissimi per non tagliare fuori nessun paziente povero. Ma l'ospedale non e' gratis. Altri, come Emergency o Medecins sans Frontieres, lo sono, ma noi no. Le ragioni sono varie: la prima e la piu' semplice e che non possiamo farlo, in quanto non abbiamo donazioni a sufficienza per essere gratuiti. Se solo di medicine comprate a Nairobi noi spendiamo 15000 Euro al mese, ed altrettanto spendiamo per gli stipendi, dove prendiamo il denaro? Per non parlare di tutte le altre spese!
Inoltre l'idea di contribuire ai costi ospedalieri e' normale in tutti gli ospedali del Kenya, e costituisce anche un elemento di responsabilita' da parte del paziente: il gratis e' spesso considerato come di poco valore. Se invece hai pagato per una terapia, sarai anche piu' responsabile a non buttarla via. Ricordo che in passato avevamo molti non paganti: capitava poi che qualcuno veniva tutti i giorni con l'esame delle feci positivo e si portava a casa la terapia gratuitamente. Solo in seguito abbiamo compreso che era un racket, in cui il malato trattato gratuitamente aveva creato un business di subappalto, in cui la gente portava a lui il campione di feci. Lui si faceva fare tutto gratuitamente da noi, e poi i farmaci li rivendeva a prezzo inferiore a quello dell'ospedale, mettendosi in tasca il denaro del commercio in nero.
2) Quando un volontario regala dei farmaci, non deve assolutamente pensare che i farmaci che ci ha regalato, noi poi li facciamo pagare, magari a scopo di lucro: il prezzo proposto ai pazienti e' simbolico, e va nell'ottica di quello che in Inglese chiamiamo il cost sharing. Pensate che una fiala di Diprivan, che spesso ci e' regalata... ma che a volte compriamo con i soldi che ci invia Casa Madre, costa all'incirca 10 Euro; e noi al paziente facciamo pagare 20 centesimi di Euro. Tale cifra potrebbe servirci vagamente solo a pagare l'elettricita' del neon acceso, il batuffolo di cotone imbevuto di alcool, o lo stipendio del personale che sta aiutando per la procedura chirurgica. Assolutamente non facciamo pagare i farmaci che ci vengono regalati. Pensate al Depo Medrol, che costa circa 5 Euro ed al paziente si chiede il corrispettivo di 20 centesimi: non ci basta neppure a comprare le siringhe per iniettarlo!
Stesso discorso riguarda i fili di sutura: due fili di vycril, quando li compro io, li pago quanto una mamma paga per il cesareo. Ora capite che i fili non vengono pagati in quanto per il cesareo, con i soldi che la donna ci paga (se ce li paga) io cpriro' le spese per l'elettricita', gli operatori di sala, il materiale di consumo, ecc.
3) Ci sono comunque terapie assolutamente gratuite, come l'insulina: questo e' un accordo con degli amici di Roma che ce la pagano e sponsorizzano i pazienti diabetici.
4) Un paziente a volte viene dimesso e poi rimane in reparto dei giorni aspettando che i parenti si facciano vivi e vengano a pagare. Ora questa cosa e' criticata e pare che noi teniamo i pazienti in prigione finche' non pagano.
Non mi pare che sia cosi'. Fare un po' di pressione sul pagamente e' del tutto lecito in quanto altrimenti noi chiuderemmo baracca e burattini e faremmo fallimento in tempo zero. Poi immaginate se si spargesse la voce che, se non hai i soldi alla dimissione, i Bianchi ti portano anche a casa con la macchina e non ti chiedono niente. Pensate che ci sarebbe una sola persona che ancora pagherebbe uno scellino?
5) Davanti a Dio sono pero' tassativo nel dire che noi non abbiamo mai negato terapie necessarie alla sopravvivenza perche' il paziente non ha soldi. Le terapie salvavita si danno sempre... con o senza soldi, anche se qualche volta facciamo qualche pressione per avere un contributo economico. Lo stesso dicasi per i ricoveri: un ricovero urgente o necessario lo si fa sempre. Non abbiamo mai mandato via e non manderemo via nessuno perche' non ha soldi, ed a lui offriamo ed offriremo tutte le terapie del caso.
6) I pagamenti a fine ricovero sono poi normalmente forfettari, e tengono sempre conto delle condizioni economiche del paziente in questione: se e' povero, a volte paga solo una parte, ed altre volte ci basta una capra od una gallina. Se e' ricco, il suo pagamento puo' aiutare a coprire gli ammanchi di chi e' insolvente. Sappiate comunque che gli insolventi sono cosi' tanti che certamente le medicine che regalate possiamo considerarle come date gratuitamente, anche quando sulla carta c'e' stata la rchiesta del simbolico contributo economico.

Spero che queste osservazioni scritte a cuore aperto e senza polemiaca, possano aiutare a capire meglio Chaaria.


Fr Beppe Gaido 
 
 

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