Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


sabato 19 novembre 2011

Un vero flagello

Durante lo “stage” della dottoressa Marina Gardu, quest’anno non sono riuscito a dedicarmi tantissimo alla endoscopia digestiva, soprattutto a motivo del fatto che volevo apprendere qualcosa di chirurgia ortopedica da Luciano.
Sono comunque stato insieme a Marina tutte le volte che ho potuto, mentre “Mama Sharon” e’ stata con lei sempre, ed ha memorizzato le nuove tecniche di pulizia degli strumenti da lei proposte.
I pazienti per le endoscopie sono stati forse un po’ meno che nella normale attivita’ di Chaaria, soprattutto a causa della stagione delle piogge, e quindi della impraticabilita’ delle strade. Da tener presente e’ anche il fatto che, in una economia di sussistenza come la nostra, l’attivita’ agricola prende normalmente il sopravvento durante le piogge, cosicche’ i problemi di salute vengono spesso posticipati a dopo il raccolto.
Nel periodo tra il 7 ed il 17 novembre sono comunque state eseguite 41 endoscopie digestive, di cui 2 colonscopie e 39 gastroscopie.
Le due colonscopie sono state particolarmente indaginose a motivo del dolicocolon che normalmente caratterizza la nostra popolazione. Entrambe sono comunque risultate negative.
Tra le gastroscopie queste sono state le patologie riscontrate su un campione corrispondente a circa 10 giorni di attivita’, considerando il week end interposto:

  • Gastroscopie negative 4
  • Carcinomi dell’esofago 6
  • Carcinoma della giunzione esofago-gastrica 1
  • Carcinoma dello stomaco 3
  • Carcinoma duodenale 1
  • Varici esofagee e gastropatia congestizia 2
  • Ulcere gastriche 6
  • Ulcere duodenali 5
  • Esofagiti da reflusso 8
  • Ernia jatale 1
  • Gastriti 9

Il dato che il totale delle diagnosi sia superiore al numero delle gastroscopie e’ spiegato dal fatto che in vari pazienti abbiamo diagnosticato piu’ di una patologia.
Come si evince dai dati proposti, le patologie del tratto intestinale alto (upper GIT) hanno una prevalenza elevata nella nostra popolazione (solo 4 gastroscopie erano negative).
La patologia tumorale poi e’ veramente importante in quanto costituisce circa il 25% delle nostre diagnosi ed e’ percentualmente sovrapponibile alla patologia peptica ulcerosa (il totale delle ulcere gastriche e duodenali e’ di 11).
Tali dati hanno una grande importanza epidemiologica, ed in questo siamo impegnati ad allertare e sollecitare le autorita’ sanitarie a fare di piu’ per comprendere la ragione di questa epidemia tumorale.
Per noi diventano stimolo anche in altre due direzioni:

1)    Per il tumore dello stomaco, sempre piu’ pazienti chiederebbero a noi la chirurgia, perche’ non se la possono permettere altrove. E’ vero che questo potrebbe non essere risolutivo, in quanto ancora non saremmo in grado di fare chemio dopo l’intervento, ma potrebbe avere un grande impatto sulla qualita’ di vita, soprattutto di chi e’ affetto da ultera prepilorica ed ostruzione dell’antro gastrico. Tale situazione implica avere volontari chirurghi che si sentano di fare gastrectomie parziali o totali a Chaaria.
2)    Per il tumore dell’esofago si potrebbe pensare ad una campagna di screening endoscopico su fasce particolari di eta’, sesso e gruppo etnico, al fine di diagnosticare il tumore in fase meno avanzata e magari proporre il posizionamento di “stent” esofagei, se mai trovassimo uno “sponsor” che ci volesse aiutare in questa terapia palliativa, tanto costosa quanto importante per migliorare la qualita’ di vita di pazienti comunque destinati a perire. Il fatto e’ che la chirurgia e’ devastante anche per i pochi che hanno le risorse finanziarie per permettersela a Nairobi...ma la prognosi “quoad vitam” non migliora affatto dopo l’intervento, mentre la qualita’ del vivere peggiora sensibilmente. Per quelli non operati per motivi economici, le possibilita’ sono due: o morire di fame nella totale incapacita di deglutire, o sottoporsi all’intervento palliativo di gastrostomia, dopo il quale il paziente viene nutrito con un tubo posizionato direttamente nello stomaco. Tale operazione che a Chaaria facciamo da tempo, sicuramente permette sopravvivenze piu’ prolungate ed elimina la sensazione angosciante della fame, ma non toglie il problema della scialorrea, in quanto in fasi avanzate neppure la saliva puo’ essere deglutita.

Vedremo cosa il Signore ha in serbo per noi in questo campo. Per adesso continuiamo a fare esami ed a raccogliere dati, che speriamo possano servire a sollecitare interventi massivi di prevenzione sulla popolazione generale del Kenya,

Fr Beppe Gaido



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