Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


giovedì 8 dicembre 2011

Festa dell'Immacolata

Forse saprete che l'Immacolata non e' giorno festivo in Kenya.
Proprio per questo, penso che immaginiate il tipo di giornata che abbiamo vissuto oggi.
Iniziata alle 8 in punto con una lezione sulla infezione intestinale da Giardia, la giornata e' poi continuata, convulsa come sempre, in questi giorni dello sciopero ad oltranza dei medici.
Siamo stati anche oggi sommersi dai malati che sono venuti a frotte, ed abbiamo cercato di fare del nostro meglio per servirli tutti, quanto meglio potevamo.
Abbiamo lavorato tantissimo anche in sala operatoria, alternando operazioni ginecologiche ad altre prettamente di chirurgia generale.
Oggi in sala, durante una isterectomia, le pessime condizioni addominali ci hanno portato alla sezione involontaria di un uretere... complicazione temuta da tutti i ginecologi di questo mondo... ma fortunatamente la perizia del Prof Antonio Fasolino, ci ha permesso di riparare immediatamente il danno.
A tutto il caotico servizio dei malati si e' aggiunto un lunghissimo black out elettrico, che ha tenuto acceso il nostro generatore per moltissime ore, in quanto non siamo mai riusciti a spegnerlo a motivo della sala e della sterilizzazione. Anche ora siamo senza luce, e ci prepariamo ad affrontare una notte di black out.
E' comunque bello vedere che la gente da noi viene: loro lo sanno che cosa vuol dire fare i medici missionari; sono consapevoli che non li manderemmo mai via senza averli ascoltati e curati.
Ecco il nostro elemento di prestigio: Chaaria non e' l'ospedale piu' bello del Meru, e non e' neppure quello in cui ci sono i maggiori luminari. E' pero' un ospedale dove sai che sarai aiutato, e lo sarai anche quando non hai soldi per pagare.
Cosa dire!
Certo che la situazione che si e' venuta a creare con lo sciopero in fondo mi piace molto, perche' e' proprio per queste fiumane infinite di malati che sono venuto in Africa.
Se a Chaaria ci si grattasse le ginocchia, probabilmente si diventerebbe pazzi... ma siccome non c'e' mai un momento neppure per respirare, allora siamo tutti felici, ci sentiamo utili ed umanamente realizzati; e pensiamo di essere in linea con Il Cottolengo che diceva spesso: "i letti bis li comprendo... quel che non capisco assolutamente sono i letti vuoti".
Ma a Chaaria non corriamo nessun rischio di letti vuoti!
E poi, per noi vedere che i volontari si impegnano da mane a sera. e poi non riescono mai a fare tutto quello che vorrebbero, e' un'altra soddisfazione: se i volontari sono contenti e si sentono valorizzati, questa e' certamente una grande gioia anche per noi... ed anche questo ci dice che Chaaria, cosi' come e', ha ancora un senso!

Fr Beppe Gaido

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