Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

lunedì 5 dicembre 2011

Un' occlusione Intestinale

Il paziente era stato ricoverato con una sintomatologia che poteva far pensare ad un addome acuto da occlusione intestinale meccanica.
L'ecografia aveva rivelato, oltre ad un ingente meteorismo, anche una strana immagine nei quadranti di sinistra, corrispondenti al colon discendente.L'immagine era tondeggiante, con contenuto liquido, ma con una plicatura interna solida. 
Secondo me l'immagine era suggestiva di intussusceptione del colon sinistro, con conseguente ileo meccanico a monte. 
Antonello ha voluto fare una colonscopia per arrivare ad una diagnosi piu' precisa: la colon ha evidenziato un tumore in corrispondenza del discendente.
Ci siamo quindi orientati alla diagnosi neoplastica, visto che la colon e' certo superiore all'eco nella diagnosi delle patologie intestinali.

Abbiamo comunque tentato di aprire il paziente per cercare di togliere la massa tumorale e di non farlo morire occluso. 
Con sorpresa di tutti, in sala ci siamo accorti che avevamo ragione entrambi: ci siamo infatti trovati di fronte ad una enorme intussusceptione del colon sinistro che siamo riusciti a "svolgere". 
L'intestino, seppure edematoso, non era comunque necrotico ed era ben vascolarizzato.
Pero', dopo la risoluzione dell'invaginazione, ci siamo accorti che in effetti c'era una massa nel lume. Abbiamo quindi aperto il viscere ed abbiamo trovato davvero un tumore, che comunque ci e' sembrato benigno: probabilmente un leiomioma.
Abbiamo asportato il tumore, che manderemo per l'istologico, ed abbiamo richiuso il colon con una anastomosi.
A pensarci bene, e' stato davvero un caso da libro di testo: infatti il tumore intestinale ha trascinato con se' la parete del colon sotto la spinta della peristalsi, causando cosi' una invaginazione che lentamente ha occluso il paziente.
Abbiamo dovuto detendere le anse ileali estremamente dilatate. 
Dilatatissimo era anche tutto il colon a monte della occlusione.
Siamo comunque riusciti a chiudere la parete addominale senza pronlemi, e abbiamo fondata speranza di aver salvato la vita del paziente.
Grazie di cuore ad Antonello che ha reso possibile un tale intervento. 
Grazie anche ai nostri anestesisti che sono ora all'altezza di una operazione cosi' complessa

Fr. Beppe

1 commento:

Dott. Ugo Montanari ha detto...

Leggendo il blog, sarò ripetitivo ed anche un po' ovvio ma l'unica cosa che mi viene in mente è: DIO VI BENEDICA TUTTI (Mungu awabariki ninyi nyote).. e non riesco a tenermela per me.
Ugo


Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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