Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


domenica 29 gennaio 2012

Gente di Marsabit


Federica ha incontrato a Moshi (Tanzania) al Convegno Internazionale di Dermatologia una infermiera dell’ospedale di Marsabit.
Alla domanda se essa conosceva Chaaria, la sveglissima nurse kenyota ha detto a Federica:
“Da noi tutti vogliono andare a Chaaria, perche’ la’ c’e’ un dottore che ha una macchina per guardare dentro il corpo umano”
Quando parlano cosi’, essi si riferiscono in effetti all’ecografia che a Chaaria offriamo a prezzi veramente bassi ed accessibili a tutti. Moltissimi si mettono in viaggio con l’idea che da noi la gente e’ “messa dentro al computer” (l’ecografo), e che quest’ultimo vede tutto.
Tale immagine taumaturgica dell’ecografia e’ molto radicata in tutta la gente del Nord… Marsabit soprattutto, ma non soltanto.
E poi il fatto che la gente non conosca bene l’indicazione degli ultrasuoni porta necessariamente ad un sovraccarico di lavoro per i due medici  che a Chaaria fanno ecografie, oltre che a tensioni quando si dice ai malati che l’eco non e’ indicata: a loro pare che gliela vogliamo negare senza ragione.
Altra situazione sovente quasi grottesca si crea quando i clienti richiedono l’eco per regioni corporee del tutto improponibili: alla testa, al torace, al femore, all’osso sacro, al piede.
Spiegare loro che gli ultrasuoni non vedono nulla in quella regione del corpo richiede un tale sforzo che a volte e’ piu’ semplice accontentarli e spalmarli con un po’ di gel sulla parte che loro incolpano dei loro dolori: spesso il semplice passaggio della sonda diventa terapeutico, ed il male sparisce… anche se in quei momenti mi sento piu’ stregone che medico.
La gente del Nord e’ poi molto poco collaborativa per quanto riguarda la “vescica piena”: ti promettono di avere urina… ma quando li “metti nel computer”, ti rendi conto che di urina non ne hanno affatto. Li mandi a bere e dici loro di tornare quando non ce la fanno piu’ a tenere. Con sorpresa te li trovi alla porta dopo venti minuti, e dicono che l’ecografia la vogliono subito; altrimenti se la fanno addosso… poi, dopo aver messo la sonda sulla pancia, ti rendi conto che la situazione e’ sovrapponibile a prima: urina quasi zero. Con loro e’ cosi’! O li prendi come sono, o diventi matto tu.
Pensate che l’altro giorno un paziente di Marsabit voleva l’eco al naso per un raffreddore… ma li’ prorio non ho ceduto.

Fr Beppe

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