Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


venerdì 13 gennaio 2012

Messaggio di un volontario

Con grande dolore apprendo la notizia della morte di Suor Oliva. Ho conosciuto suor Oliva a Chaaria apprezzandone la carica umana e affettiva. 
Mi aveva colpito l' amore materno che sapeva dare agli orfanelli, che considerava come figli suoi. Il suo sorriso rassicurante e i racconti della sua esperienza missionaria, mi stimolavano nel mio piccolo quotidiano lavoro presso l'Ospedale di Chaaria, aiutandomi a superare la nostalgia della mia famiglia lontana: condividevamo la stanzetta dove erano ospitati i suoi orfanell insieme ai neonati che, per motivi di salute o di peso, avevano necessità di essere monitorati all'interno di una incubatrice.
Pertanto ci si confidava e ci si consigliava. 
Era felice ogni volta che un suo bambino terminava il pasto e subito mostrava con orgoglio il biberon vuoto (come fosse un trofeo) ed era altrettanto felice quando doveva portare i suoi bambini "a prendere un pò di sole e un pò di aria" dopo averli vestiti o meglio addobbati con tutine e cappellini multicolori. 
Sarebbe bello ricordare Suor Oliva dedicando a lei lo spazio dove attualmente soggiornano gli orfanelli. 

Roberto Cavallini 
 

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