Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

martedì 7 febbraio 2012

Progetto perle nere - Joseph Kimathi



Nome: Joseph Kimathi

Data di nascita: 28/01/1979

Tipo di disabilità: disabilità fisica grave e mentale.

Data di accoglienza al centro: 24/02/1992

Rapporti con la famiglia: La madre viene a fargli visita. Non ha nessun altro parente che lo visiti.

Cenni biografici: nato disabile, figlio di ragazza madre. All’età di 13 anni la madre, anche lei ha un handicap ad una gamba, chiede al Cottolengo di accoglierlo, perchè incapace di prendersi cura di lui. Joseph ha bisogno di un’assistenza speciale che la madre non può permettersi.

Note particolari: di famiglia cattolica, è stato battezzato.
Nonostante la sua grave disabilità, Joseph ama fare collanine e preparare le garze per l’ospedale, gli piace stare a contatto con la gente e si diverte con la sua radiolina.
La domenica pomeriggio va volentieri in giro in macchina insieme a chiunque.
È in grado di mangiare da solo, ma va aiutato per l’igiene personale.

Adottato da: Spignesi Carlo – Mulliri Vanda

 

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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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