Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

mercoledì 29 febbraio 2012

We miss Chaaria...

Caro Beppe,
ti rubiamo due minuti del tuo preziosissimo tempo per ringraziarti per la bellissima esperienza vissuta insieme a Chaaria.
E’ ormai una settimana che siamo rientrate a casa, ma non riusciamo a toglierci dalla testa e dal cuore le bellissime sensazioni provate nel vostro incredibile ospedale e con i vostri meravigliosi collaboratori.
Per quanto ci avessero raccontato con entusiasmo della Missione i nostri colleghi volontari, la realtà è andata ben oltre ogni immaginazione.
Inutile negare che l’impatto iniziale non sia stato forte, soprattutto con il Reparto, ma il bello di Chaaria è forse proprio questo, almeno per noi, che dopo un’ora dall’impatto ci siamo sentite parte del vostro mondo,fatto di dedizione per i pazienti e di estenuante lavoro.
Il nostro lavoro è fatto di amare delusioni, ma spessissimo di grandi soddisfazioni, ed è per questo che lo facciamo ogni giorno con grande entusiasmo, e il nostro intento venendo in Kenya era quello di portare la nostra professionalità ma soprattutto l’entusiasmo di chi fa il suo lavoro da anni con passione e di chi si accinge ad iniziare la sua carriera.
Se siamo riuscite in questa impresa possiamo dirci soddisfatte, anche se a onor del vero gran parte del merito e’ tuo e di tutta la tua equipe, che ci avete fatto sentire subito a casa, permettendoci di dare il massimo fin da subito, sfruttando al meglio il poco tempo a nostra disposizione.
Anche il gruppo di volontari con cui siamo partiti da Cagliari ha i suoi meriti, abbiamo legato fin da subito, riuscendo non solo a lavorare bene e con affiatamento, ma anche ad apprezzare la loro compagnia nei rari momenti di relax. Ovviamente anche gli altri volontari hanno contribuito ad arricchire questa esperienza.
Il nostro unico rammarico è stato quello di dover abbandonare Chaaria dopo soli 15 giorni per cui cercheremo di organizzare per la nostra prossima volta un bel gruppo funzionale che possa trattenersi almeno 3 settimane.
Con la speranza di sentirti e soprattutto di rivedervi presto, vi mandiamo un forte abbraccio
Ti preghiamo di portare i nostri saluti alle splendide ragazze della Sala, a Jesse e a tutti i Fratelli.

Marina e Donata

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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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