Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


martedì 20 marzo 2012

Aspettando con speranza


Anche noi, come tutta la gente del circondario, abbiamo arato e preparato il terreno… noi pero’ con il trattore, mentre loro con mucca ed aratro!
Anche noi abbiamo affidato alla terra i semi che speriamo diventino cibo per la missione e per l’ospedale.
Adesso con speranza attendiamo la stagione delle piogge, che dovrebbe iniziare proprio in questi giorni e che sperimo sufficiente per un raccolto che ci permetta di evitare lo spettro della fame, soprattutto per il Tharaka e per le regioni aride del Nord.
Le previsioni metereologiche per questa stagione non sono molto confortanti, ma speriamo di avere delle precipitazioni sufficienti per prevenire la perdita dei raccolti.
Fr Beppe Gaido


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