Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

venerdì 23 marzo 2012

Pronti a partire

La macchina e’ quasi pronta: Joseph e Jeofrey hanno il loro da fare per farci stare tutto, mentre i volontari si scambiano abbracci e versano qualche lacrimuccia. Con tutti questi bagagli mi chiedo dove troveranno posto  a sedere I nostri amici che tornano in Italia!
Anche oggi siamo in tema di addii, di nostalgia e di un po’ di tristezza: infatti, non appena e’ terminato il tempo della conoscenza reciproca, e si comincia a star bene insieme lavorando all’unisono, scocca il tempo della partenza. Allora ci si abbraccia, nella consapevolezza che potremmo anche non rivederci mai piu’… e si comincia gia’ a pensare a chi arrivera’ con il prossimo aereo, augurandoci una collaborazione ed una convivenza positiva e serena. La nostra vita e’ una serie infinita e vertiginosa di conoscenze e di addii, di collaborazioni positive e troppo brevi, di speranza di lavorare ancora insieme e di certezza che alcuni si perderanno per strada e non torneranno piu’
Oggi salutiamo e ringraziamo Alessia, specializzanda in Medicina Interna presso l’Universita’ di Torino, la quale ha compiuto parte del suo tirocinio qui da noi a Chaaria, aiutandoci moltissimo in quel “girone infernale” che a volte e’ il nostro repartone, soprattutto quando la densita’ di pazienti e’ alta come in questi giorni. Ringraziamo poi Simone, fidanzato di Alessia e giovane chirurgo che ci ha dedicato una settimana di intenso lavoro in sala operatoria, al ritorno dalla sua esperienza di volontariato a Mutoyi in Burundi. E’ stato stupendo collaborare con Simone, che e’ un bravo chirurgo e soprattutto una persona umile e semplice. Davvero speriamo di poter lavorare ancora con lui per un tempo piu’ prolungato.
Salutiamo e ringraziamo anche il gruppo di Cagliari: Mariella che ha lavorato come infermiera professionale nel reparto donne, edificandoci con la sua dedizione, il suo amore per i malati e la sua competenza professionale. Abbracciamo poi Lisa ed Emma, che invece hanno offerto le loro braccia ed il loro cuore al servizio dei nostri ragazzi diversamente abili nel centro Buoni Figli.
Quando la Land Rover oltrepassa il cancello alla volta di Nairobi, per noi si chiude sempre un pezzo di vita, un tratto intenso di cammino vissuto insieme… sempre nella speranza di poterci reincontrare ancora qui a Chaaria per ulteriori condivisioni di impegno.
E la vita di Chaaria continua in questo modo un po’ singhiozzante, tra addii e nuovi arrivi. E’ sempre dura per noi affezionarsi, perche’ poi la gente parte!
Domani a mezzogiorno accoglieremo I nuovi arrivati, e riprenderemo il nostro lavoro fatto di tanti tasselli, di tante meteore…o se vogliamo di tante gocce che pero’ pian piano stanno scavando la roccia e stanno cambiando la vita di tantissima povera gente di questa regione dell’Africa.
Fr Beppe Gaido



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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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