Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

sabato 21 aprile 2012

Miriam

Dopo piu' di un anno di vita a Chaaria, anche per Miriam e' arrivato il giorno del grande salto. Oggi i volontari sardi l'hanno accompagnata in delegazione all'orfanotrofio di Nkabune, dove vivra' iniseme a tanti altri bambini e dove le suore le vorranno bene e la faranno crescere forte e bella. 
Chi la ricorda un anno fa, se la vede davanti denutrita e debolissima. Pareva davvero non farcela. Invece guardatela oggi come e' bella, vestita per le grandi occasioni prima della partenza. 
Miriam rimarra' in istituto anche se non e' propriamente orfana: sua mamma e' psichiatrica, ed aveva tentato di ucciderla quando era appena nata e prima che le autorita' giudiziarie gliela togliessero per poi portarla qui. 
Povera piccola: la mamma non la riconosce a causa della malattia mentale, ed il padre, come spesso accade, non si sa chi sia. 
Essendo a Nkabune sara' facile per i volontari andarla a trovare quando sono a Chaaria. 

Fr Beppe Gaido 


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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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