Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


martedì 8 maggio 2012

Giorni intensi

Sono state giornate molto dure dopo il mio rientro dal seminario di Nairobi.
Abbiamo operato tantissimo, ma soprattutto abbiamo avuto casi difficilissimi in sala.
Domenica 29 aprile per esempio abbiamo avuto ben due addomi acuti da perforazione di ulcera duodenale. Mentre iniziavamo ad operare il primo, immediatamente dopo l’induzione dell’anestesia generale, il paziente ha complicato con un arresto cardiaco. Jesse e’ pero’ stato molto bravo con le sue manovre di rianimazione ed abbiamo potuto fare l’operazione. Il malato e’ ora in buone condizioni anche se non e’ ancora dimesso e si sta alimentando solo con latte.
Il secondo perforato di quella domenica era un vecchietto in condizioni pessime, il quale gia’ prima dell’intervento aveva crisi di ipoglicemia estrema. Anche lui siamo riusciti ad operarlo, ma l’indomani mattina siam dovuti rientrare in sala perche’ il drenaggio della doccia paracolica destra drevava tantissima bile: alla laparatomia abbiamo trovato che la perforazione duodenale aveva causato anche un buco nel dotto cistico. Non e’ stato pero’ possible pensare ad una colecistectomia, perche’ la cistifellea era tutta infiammata ed adesa al duodeno. Abbiamo percio’ optato per un drenaggio biliare esterno con colecistostomia, in attesa che poi un chirurgo italiano esperto ci dica quando togliere il drenaggio biliare e se tentare una colecistectomia su un terreno tanto compromesso. Anche lui sta andando benino e dai drenaggi peritoneali non esce piu’ niente.
Il 1 maggio abbiamo poi ricoverato un poveretto con un’ernia scrotale incarcerata ed associata ad un idrocele.
Anche in questo caso l’operazione e’ stata un incubo. Non si trattava di un’ernia normale. Era un groviglio di anse abnormi e pesantissime che non si riusciva assolutamente a staccare dalla vaginale del testicolo. Ho avuto dei momenti di panico e di scoraggiamento, anche perche’ il malato e’ parente di un medico di Meru. Poi, con l’aiuto di Valentina, sono riuscito a staccare le anse intestinali anomale, ad eseguire l’eversione della tunica vaginale, ed a ridurre il materiale intestinale attraverso la porta erniaria.
La riduzione e’ stata molto difficoltosa perche’ c’erano aderenze e sinuosita’ anormali in quel lungo pezzo intestinale, che comunque ci sembrava vitale e che quindi non abbiamo pensato di recidere.
I problemi di questo paziente sono pero’ iniziati la notte stessa. L’addome si e’ fatto subito durissimo e via via piu’ disteso. Ha poi complicato con vomito biliare. E’ stato giocoforza ritornare in sala, dove abbiamo diagnosticato un tremendo volvolo, con un annodamento delle anse veramente impressionante.
Con pazienza siamo pero’ riusciti a “svolgere” la matassa che apparentemente aveva come fulcro quelle anse pesanti e anormali di cui ho accennato sopra. Tale sospetta malformazione occupava almeno 50 cm dell’ileo terminale. Una resezione ileale semplice sarebbe stata improponibile, mentre un’anastomosi ileo colica all’ascendente avrebbe da una parte rimosso un’ampia sezione di intestino e dall’altra ci avrebbe obbligati ad imbarcarci in una chirurgia in cui ne’ io ne’ Valentina eravamo traquilli.
Considerando il fatto che anche prima dell’erniorrafia la malformazione intestinale c’era, e riflettendo sul dato che il paziente non era occluso, abbiamo quindi deciso di riposizionare le anse nel modo migliore possibile per evitare un nuovo volvolo, ed abbiamo richiuso.
Il malato ora e’ in quarta giornata. Non va male: la distensione addominale di sta riducendo; e’ canalizzato ai gas, anche se dal sondino nasogastrico ancora esce abbondante liquido bliliare.
Per lui sto incrociando le dita, sperando che le cose si mettano per il meglio.
Ci sono poi state prostatectomie, erniorrafie, isterectomie, appendicectomie; e poi tanta chirurgia pediatrica con ernie inguinali congenite, ernie ombelicali ed idroceli.
A tutto questo dobbiamo sempre aggiungere gli innumerevoli cesarei , gli immancabili rachiamenti uterini e le “pagate” che ci hanno sovente obbligati a trasformarci in chirurghi della mano.
Sono molto preoccupato dei pazienti con complicazioni intestinali, ma sono per ora tutti vivi e davvero spero che si salvino.
Questa dell’addome acuto gastrointestinale e’ senza dubbio una nuova frontiera che le circostanze ci pongono di fronte, e da cui non vogliamo rifuggire, pur nella consapevolezza che sara’ un cammino irto di difficolta’ e di pericoli, di fatiche e di ansie per l’andamento intra e post-operatorio di pazienti di per se’ molto gravi.
Di fronte a tali sfide che la Provvidenza sembra indicarci a lettere cubitali, visto il sempre maggior numero di malati che si rivolgono a noi per questo tipo di problematiche, avremo ancora bisogno dell’aiuto e della paziente formazione da parte di chirurghi volontari che abbiano voglia di insegnare a me, Makena e compagne l’arte della chirurgia, finche’ saremo del tutto indipendenti pure in tale difficile settore.

Fr Beppe Gaido

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