Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

domenica 19 agosto 2012

La fine del Ramadan


Domani i fedeli musulmani celebrano solennemente la conclusione del “sacro mese del Ramadan”: “Il-duftri”, come viene chiamato in Arabo. In Kenya e’ giustamente un giorno festivo, considerata l’alta percentuale di persone che seguono tale religione.
Chaaria ha tantissimi pazienti di fede islamica e ci pare giusto celebrare e gioire con loro per questa ricorrenza tanto importante nel loro anno liturgico.
Ed anche quest’anno ho avuto occasione di ammirare la fede degli islamici, pur con le loro limitazioni, perche’ qui sulla terra di perfetto non c’e’ nessuno.
Nei tre giorni di vacanza che ho trascorso a Mombasa, come sempre, sono andato a cercare alloggio nel quartiere musulmano, in quanto i loro prezzi sono in genere molto bassi e la loro onesta’ completa.
Era la prima volta che stavo in una zona direi abbastanza integralista, durante il mese del Ramadan, e sono rimasto generalmente edificato.
Moltissimi, soprattutto nell’albergo, sono stati gentilissimi con me.
Durante il giorno poi non era assolutamente possibile trovare un bar aperto, in quanto dalle 6 di mattina alle 6 di sera non si mangia e non si beve.
Ma dopo il tramonto l’accoglienza nella piccola trattoria, dove tutti avevano zucchetto e talare islamica bianca, era comunque buona. Il cibo era molto semplice ma estremamente abbondante ed a prezzi stracciati.
Ho anche visto qualcuno che si alzava ed andava via quando entravo, e qualcun altro che si arrabbiava con il cameriere se io, infedele, venivo servito prima di lui… ma la maggior parte dei client era gentile e cordiale.
Di loro mi ha colpito poi lo spirito di preghiera. Li vedevi per strada pregare il Rosario islamico o leggere il Corano; la moschea era piena dal mattino alla sera.
E per sfatare I nostri luoghi comuni, non e’ che di notte mangino e basta. Infatti l’Iman chiama alla preghiera dal minareto almeno quattro volte per notte. Che lezione di preghiera e di fede per noi cristiani, a volte cosi’ scialbi e cosi’ pieni di paura nel manifestare esternamente la nostra fede!
Il minareto e’ servito anche a me di notte, in quanto mi svegliava comunque, e quindi mi invogliava ad una breve preghiera prima di riprendere sonno. Mi sono chiesto tante volte in questi ultimo tre giorni: “quanti cristiani si alzerebbero quattro volte per notte per la preghiera?”
Quando poi al mattino vedevo le saracinesche dei bar chiusi a motivo del Ramadan, mi chiedevo quanti macellai cristiani terrebbero chiuso il loro esercizio il venerdi’ santo o il mercoledi’ delle ceneri, in quanto giorni di digiuno ed astinenza dale carni!
Certamente i musulmani ci possono dare molte lezioni di coerenza, di fede, di contemplazione e di donazione a Dio.
Poi, come dicevo, anche loro hanno tanto da cambiare: mi e’ capitato una sera di essere molto assetato alle 18.30. Vicino alla moschea c’era un chiosco, e l’esercente mi ha detto che era chiuso, anche se dentro vedevo molti uomini con lo zucchetto sorbirsi acqua e coca cola.
Ma questi sono limiti della natura umana, e forse sono retaggi storici che richiederanno centinaia di anni per scomparire.
Io oggi voglio sinceramente augurare a tutti gli amici musulmani di Chaaria, ed a tutti i nostri pazienti di fede islamica una buona festa della “fine del Ramadan”.
Ed a loro ripeto che il Ramadan, che io non pratico, rimane comunque per me un mese di grossa testimonianza che riscuote tutta la mia ammirazione.

Fr Beppe Gaido

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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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